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Pistoia

Boom di cassaintegrati nel commercio e turismo

Boom di cassaintegrati nel commercio e turismo

Pistoia, 200 lavoratori in cassa in deroga. I sindacati: tempi di riscossione lunghi, così in tanti chiedono di farsi licenziare per accedere alla disoccupazione

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PISTOIA. Negozi, bar, ristoranti, alberghi: una miriade di piccoli esercizi del commercio, dei servizi, del turismo, che con la proroga della cassa integrazione in deroga fino a novembre hanno chiesto il ricorso all’ammortizzatore sociale per i loro dipendenti, o per una parte dei loro dipendenti. Il risultato è che nell’ultima commissione bilaterale, l’8 settembre, sindacati e Confcommercio hanno autorizzato la cig in deroga per 200 lavoratori. Un numero, spiegano la segretaria provinciale Filcams Cgil, Luisella Brotini, e il segretario provinciale Fisascat Cisl, Aniello Montuolo, che non include le aziende afferenti al Fila (Fondo integrazione lavoratori artigianato). «I dipendenti del commercio in cassa integrazione o con riduzioni dell’orario di lavoro - afferma Montuolo - sono sicuramente di più. Senza considerare le aziende in difficoltà che non chiedono sostegni e chiudono».

Se il commercio ha resistito alla crisi fino al 2010, da quattro anni la situazione si è fatta drammatica. Il risultato? Lavoratori con orario ridotto, o con la cassa integrazione in deroga riscossa dopo 8-10 mesi, o che prendono la drastica decisione di chiedere il licenziamento per accedere alla disoccupazione. Questo sì un sussidio che l’Inps eroga quasi subito, mentre si va con affanno alla ricerca di un altro impiego.

«È positivo - commentano Brotini e Montuolo - che la cig in deroga - l’unica a cui possono accedere le attività del commercio con meno di 50 dipendenti - sia stata prorogata sino a dicembre. Sia le aziende già iscritte che altre nuove hanno fatto richiesta per il trimestre settembre-novembre. Ci poteva essere - commenta Montuolo - un occhio di riguardo in più e arrivare sino a fine anno. Ad agosto è stato definito il rifinanziamento a livello regionale grazie ai fondi sbloccati dallo Stato. Per erogare il denaro mancano i decreti attuativi, e stimiamo che servano ancora alcuni mesi». In passato, questa situazione ha generato una tale esasperazione in persone che si sono ritrovate senza alcuna forma di sussidio e la necessità magari di mantenere una famiglia, da chiedere la disoccupazione. «Farsi licenziare - conferma Montuolo - per avere un supporto più veloce. Noi non sappiamo, onestamente, che consiglio dargli».

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