Sicurezza
Cigs oppure solidarietà, braccio di ferro alla Satis
Nuovo no alle proposte dell’azienda da parte dell’assemblea dei dipendenti perché dopo la cassa integrazione scatterebbero comunque i licenziamenti
QUARRATA. I dipendenti Satis bocciano l’ipotesi di cassa integrazione straordinaria proposta dai vertici aziendali. Dopo i 12 mesi di copertura infatti, scatterebbe comunque il taglio dei 25 posti di lavoro, sui 50 totali, annunciato a luglio dal proprietario Vando Mantellassi. Per questo i lavoratori dicono “no” a quello che sarebbe solo un prolungamento dell’agonia. Tornano invece a chiedere il contratto di solidarietà – che esclude i licenziamenti - per fronteggiare la crisi nei prossimi due anni. È quanto emerso durante l’assemblea tra dipendenti e sindacati di venerdì 19 settembre.
«I lavoratori non comprendono come mai l’azienda sostenga di non aver vantaggi con il contratto di solidarietà, che loro invece ritengono lo strumento più adeguato e ragionevole per affrontare la crisi, anche in termini di vantaggi per la Satis» spiega Marco Ballati, segretario provinciale Fillea Cgil. Vantaggi che, continua Daniele Vaccaro, Filca Cisl, «ci sarebbero rispetto alla cassa integrazione straordinaria a zero ore, per 25 persone» ipotizzata da Mantellassi lunedì scorso, durante il confronto in Confindustria con Cgil e Cisl. Con quest’ultima «il risparmio sarebbe del 50%», mentre con il contratto di solidarietà, spiegano i sindacalisti, «si potrebbe arrivare al 60%» e verrebbero salvati i posti di lavoro. «La differenza è tra il senso di responsabilità che – sottolinea Ballati - stanno mostrando i lavoratori, e le decisioni opportunistiche. Quello della cassa integrazione straordinaria è un argomento su cui i dipendenti non vogliono discutere. Significherebbe solo rimandare di 12 mesi i licenziamenti. La richiesta è quella di affrontare la crisi con una prospettiva». Il 24 settembre è in programma un nuovo incontro in Confindustria tra i sindacati e la proprietà. «Se l’azienda non dovesse venirci incontro, attiveremo delle azioni di protesta» annuncia Vaccaro.
Lo stato di agitazione proclamato l’ 8 settembre, dopo la bocciatura del contratto di solidarietà da parte di Mantellassi, è tutt’oggi confermato. Il braccio di ferro tra i lavoratori e la proprietà va avanti ormai da luglio. Vando Mantellassi, a capo dell’azienda insieme alla moglie Laura e ai figli Martina e Lorenzo, non fa marcia indietro sul taglio al personale annunciato in estate, di fronte a un calo degli ordini del 40% registrato negli ultimi due anni. I dipendenti invece, disposti a lavorare a rotazione, continuano a chiedere che i licenziamenti siano definitivamente accantonati.
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