Sicurezza
«Avrei voluto morire io al suo posto»
Non si dà pace il ventisettenne di Pistoia che sabato scorso ha investito e ucciso il ciclista di Prato, padre di due bimbe
PISTOIA. «Sto di merda, sono stato di merda tutto il giorno e continuerò a starci e se tornassi indietro preferirei morire io al suo posto». Sono parole di Sebastiano Martini, il ventisettenne pistoiese che sabato mattina era alla guida della Golf che ha investito e ucciso il cicloamatore pratese Giuseppe Bini, all’interno del traforo del Signorino, sulla Porrettana.
Il giovane ha scritto sulla pagina Facebook del Tirreno Pistoia, nello spazio riservato ai commenti sulla notizia del tragico incidente, una drammatica testimonianza in cui chiarisce di non aver compiuto alcun sorpasso all’interno della galleria né di essere stato distratto dal cellulare né, infine, di essere in preda all’alcol (particolare, questo, già emerso con i primi accertamenti). Sebastiano Martini, che aveva a fianco il fratello minorenne, racconta poi quei terribili momenti sotto la galleria dal suo punto di vista.
«Vi posso assicurare che la visibilità all'interno è scarsissima – scrive Sebastiano Martini – lui (il ciclista investito e ucciso, ndr) non aveva una luce o un qualcosa che lo rendesse visibile, sulla destra c'è pieno di buche, io mi sono ritrovato questo povero sciagurato che, vuoi per evitare una buca, vuoi per una qualsiasi altra ragione si è spostato sulla sinistra precisa sull'angolo del mio cofano. Ditemi, dall'alto della vostra saggezza, cosa avrei dovuto fare? Ditemelo. Me lo sto chiedendo ora ma non trovo risposta, Mi dispiace tanto per questo signore, sto da cani, continuano a dirmi "non è colpa tua" ma non mi consola molto, evitate di pubblicare titoli sbagliati (si riferisce al primo titolo apparso sulla pagina Facebook del Tirreno quando, nei momenti immediatamente successivi all’evento sembrava che ci fossero stati altri feriti, e poi modificato sulla base degli elementi raccolti, ndr) e di commentare in un modo così presupponente come se già sapeste il modo in cui è andata. Mi dispiace tanto per lui e per la sua famiglia con la quale spero di poter parlare presto. Chiedo scusa a tutti per l'accaduto e per lo sfogo».
Sebastiano Martini è l’altra vittima di questa disgrazia. Il suo sfogo è la chiara dimostrazione di quanto l’accaduto lo abbia scosso e lo abbia segnato. E si è sfogato sulla pagina Facebook dove continuano a piovere commenti di chi cerca di dare una spiegazione ad una tragedia che di spiegazioni ne ha sicuramente più di una. Un traforo poco illuminato, un ciclista senza elementi catarifrangenti che potessero renderlo più visibile, una velocità del veicolo tutta da verificare, un fondo stradale pieno di buche? Sono tanti gli elementi che dovranno essere presi in considerazione per accertare le eventuali responsabilità. Il traforo del Signorino viene percorso da centinaia di ciclisti nel fine settimana e da miglia di automobilisti e una tragedia come quella di sabato scorso non si era ancora verificata, almeno secondo il racconto di chi conosce bene quella zona.
Sabato il destino ha voluto che Giuseppe Bini non solo fosse in quel traforo poco illuminato e senza catarifrangenti ma anche che si fosse staccato dal resto del gruppo di amici dello Sporting Club con i quali si stava allenando. Uno scatto per andare a riempire la borraccia senza far fermare tutto il gruppo. Uno scatto che lo ha lasciato solo con alle sue spalle la Golf di Sebastiano Martini che sta ancora cercando di capire perché non lo abbia visto in tempo per poter evitare quel terribile impatto e questa immane tragedia. (f.c./p.p.)
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