Il dolore
Sos concessionarie d’auto Chiude anche la Ford
Dopo alcuni mesi di cassa integrazione in deroga Baldi Motors ha cessato l’attività sia a Pistoia che a Montecatini: persi altri 12 posti di lavoro, oltre ai 17 dell’Autogest
PISTOIA. Continua il momento buio del mercato dell’auto. Dopo Salvestrini, Pistoia Auto Due, Parlanti Auti (passato nelle mani di Brandini Spa), Autogest, hanno chiuso anche le due concessionarie Montecatini Auto del gruppo Baldi Motors, sia a Pistoia che nella città termale.
Per chi volesse comprare una Ford il concessionario più vicino è il gruppo 4M a Prato. Per chi volesse servirsi del gruppo Baldi Motors occorre invece andare a Pontassieve.
La crisi del mercato dell’auto continua a mietere vittime e posti di lavoro. Il 30 agosto, dopo quasi 30 anni di attività, ha chiuso i battenti l’ Autogest di Pistoia e la Sia di Prato, concessionarie Audi e Volkswagen di proprietà della famiglia Carlisi. Cinquantasette, in totale, i posti di lavoro persi: 17 a Pistoia e 40 a Prato, con i dipendenti dell’area pistoiese già in cassa integrazione in deroga dall’estate del 2013. Il 30 agosto, terminata la cigs, sono stati licenziati gli ultimi 7 lavoratori Autogest rimasti e i 20 della Sia. Per loro adesso un periodo di disoccupazione che varia dagli 8 ai 12 mesi, a seconda dell’età. Gli altri dipendenti erano già stati licenziati in precedenza: alcuni avevano trovato altre occupazioni, altri no.
La stessa situazione della Montecatini Auto, concessionaria Ford. I dipendenti licenziati il 31 agosto sono 12, gli ultimi rimasti, di cui 2 venditori, 3 impiegati e 9 meccanici dell’officina. Altri se n’erano già andati durante il periodo di cassa in deroga (iniziato in primavera). «Per un certo periodo - spiega Alessandro Cartei, sindacalista della Filcams Cgil - pareva che una concessionaria pratese potesse rilevare anche la Ford, ma poi non si è arrivati a niente».
«Ford aveva già comunicato che a fine anno avrebbe revocato il marchio. I problemi di Montecatini auto sono stati quelli di tutti le concessionarie che si sono trovate costrette a chiudere: mancanza di liquidità propria. Con le banche che non consentono un minimo di “flessibilità” sul conto corrente, ma - si sa - con questa crisi una concessionaria un mese è in attivo e quello dopo può vendere meno. C’è la necessità di avere liquidi sul conto per ritirare le auto già vendute, altrimenti il marchio non le consegna. Il concessionario, a questo punto, si trova in estrema difficoltà».
Tiziana Gori
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