Il Tirreno

Pistoia

«I vigili urbani sorveglino le chiese»

di Paolo Gestri

Dopo il furto nella chiesa di Spirito Santo, l’appello di monsignor Palazzi

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PISTOIA. Il recente furto in Sant’Ignazio, la bella chiesa ‘arredata’ dall’unico papa pistoiese Clemente IX, conosciuta come Spirito Santo, ha riproposto l’annoso e difficile tema dell’apertura e custodia di tanti sacri edifici che sono anche veri e propri monumenti in se stessi e scrigni ricolmi di opere d’arte. Al rammarico del parroco, monsignor Umberto Pineschi, si aggiunge quello del vice vescovo monsignor Paolo Palazzi che in questi tempi di ‘interregno’, mancando attualmente il vescovo a Pistoia, è il primo a portare onori e oneri dell’intera diocesi. «Le chiese non si possono chiudere – esordisce sicuro Palazzi - anzi, sarebbe bello poterle tenere aperte ancora di più. Infatti, esse sono, prima di tutto un luogo di preghiera dove ogni fedele ha il diritto, come e quando vuole, di professare la propria fede; aperte anche a costo dei alcuni rischi, come il caso dei furti, cui è davvero un problema porre rimedi certi e sicuri. Non si possono chiudere più di tanto, anche per rispetto a tutti coloro che vogliono ammirare in esse le opere con cui tanti valenti artisti hanno reso omaggio al Signore. Purtroppo, la loro custodia è carente: preti e sacrestani sono sempre meno e soldi per compensare al riguardo qualcuno non ce ne sono. Semmai i vigili: non so se fosse loro possibile, oltre che a sentirsi vigili sulla strada, potessero sentirsi tali anche verso le chiese, frequentate dai fedeli e turisti che ne chiedessero l’assistenza. Una loro presenza più assidua in questo senso potrebbe scoraggiare eventuali male intenzionati». Ancora più preciso è però don Pineschi. «Si vede che l’allarme non basta. Ma mi permetto osservare che tanta gente va in chiesa non solo per pregare, ma anche per ammirare la loro ricchezza d’arte. In buona sostanza, sono anche, e non poco, una vera, importante risorsa per la città, dal punto di vista dell’immagine e del richiamo turistico. Mi pare indiscutibile che il Comune se ne avvantaggia e dunque – conclude matematicamente il reverendo – si potrebbe, per non dire dovrebbe, impegnare di più proprio nella vigilanza».

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