La protesta
La chiesa di Sant’Andrea in balìa dei ladri di offerte
Sconsolato dopo l’ennesimo furto don Pineschi: mancano i soldi per la vigilanza l’alternativa è tenere chiusa una delle principali mete turistiche di Pistoia
PISTOIA. Ennesimo furto in chiesa. A farne le spese, questa volta, è la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, conosciuta come chiesa dello Spirito Santo, in pieno centro città. Rotta maldestramente la cassetta delle elemosine della cappella Banchieri, la prima a sinistra entrando, al cui altare di Cristo Deposto con Santi Gesuiti i fedeli chiedono intercessioni e grazie, come è consuetudine, con preghiere, candele e, quel che conta per i malviventi, monete di vario valore.
Il canonico, monsignor Umberto Pineschi si è accorto del furto, ieri l’altro di sera tardi, al suo ritorno dal Giappone, dove cura i rapporti di musica per organo con la nostra città: «Sono rimasto profondamente amareggiato e, questa volta, davvero sorpreso, visto che la chiesa è ora protetta da un moderno impianto di sorveglianza visivo ed acustico. Ed anche perché si resta increduli che si possa profanare una chiesa solo per pochi spiccioli. E’ vero che l’impianto di sorveglianza ha registrato tutto per filo e per segno, “ma non si faccia troppe illusioni che possiamo prendere i ladri” mi hanno spiegato i carabinieri, “perché provengono, probabilmente, da altre città e, di fatto, sono irreperibili”.
In questo caso specifico – precisa ancora il sacerdote – il problema non è l’ammontare del danno, quanto la constatazione che una chiesa possa essere considerata un salvadanaio aperto al quale tutti possono attingere.
«Sono rimasto amareggiato e sorpreso – ripete e sottolinea il reverendo - anche perché è la terza volta in tre anni che i ladri vengono a “prelevare” al nostro Spirito Santo. All’arrivo dei carabinieri – aggiunge più sconsolato che mai il monsignore – la volta precedente, al danno si è quasi aggiunta la beffa. Infatti, l’Arma mi ha redarguito di non tenere aperta la chiesa quando resta senza custodia. Il che vuol dire che la dovrei tenere quasi sempre chiusa, semplicemente perché i custodi non ci sono, né posso permettermi, sia detto senza ironia, di assumere guardie giurate. Il fatto è che siamo in balia dei ladri che non hanno ritegno ad offendere il senso religioso di tanti fedeli. Questa chiesa – conclude il reverendo - è una delle più belle e visitate di Pistoia, uno scrigno d’arte con altari, un organo e quadri straordinari, tutti con una storia prestigiosissima da raccontare: tenerla chiusa vorrebbe dire mettere un velo ad un’eccellenza turistica di Pistoia: il problema è che mancano le risorse per adeguati controlli, in questo come in tanti altri sacri edifici che fanno bella, per non dire unica, la nostra città».
Paolo Gestri
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