Lutto
Mobili o biancheria, si punta tutto sul lusso
Florence Collections e Gruppo Intimo Italiano: ecco le impressioni di chi prova a sbarcare in Cina
PISTOIA. Storie di pistoiesi che ci provano. Carlo Cappellini, dell’azienda quarratina Florence Collections (legno-arredo) in Cina ci va ogni due mesi e quest’anno ci ha anche passato le vacanze. «Ho cominciato due anni fa – racconta – perché quello cinese è un mercato a cui bisogna porre attenzione, almeno per chi ha un prodotto di alta qualità. Un Made in Italy vero, non quello di certi brand prestigiosi che poi producono all’estero. Certo, si tratta di un mercato diffcile sa aggredire, perché essere presenti è spesso un problema. La Cina è un mare».
Come si fa a dominarlo? «Prendendo la valigetta – ribatte Cappellini – e intanto partecipando al Salone del mobile di Milano, da dove si ritorna con 2-300 nomi. Chi non ci va, secondo me sbaglia in toto. Io poi i nomi li seleziono, ci prendo contatti via internet, quindi ci vado. Sta a noi organizzarci. Le banche, se ci sono buone idee imprenditoriali, ti sostengono».
Sabrina Tonti, del Gruppo Intimo Italiano, aveva uno show room aperto a Sanghai fino a un mese fa. «L’abbiamo fatto insieme alle aziende Monna Lisa, Maglificio Beby e due di Arezzo, vincendo un bando. Ora abbiamo individuato un partner cinese che ha dieci spazi di vendita».
Qual è il problema più grosso? «Trasmettere alle donne cinesi la magia dei prodotti italiani, che giustificano il prezzo più alto della merce cui sono abituate».
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