Il Tirreno

Pistoia

Il Tar dà ragione al Cii il Comune rispetti il protocollo d’intesa

Il Tar dà ragione al Cii il Comune rispetti il protocollo d’intesa

Al Centro impresa e innovazione spetta gratuitamente una porzione di 600 metri quadrati della “Cattedrale”

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PISTOIA. In base a quel protocollo d'intesa, approvato nel maggio 2002, il Centro impresa e innovazione avrebbe dovuto ottenere gratuitamente una sede di circa 600 metri, in un immobile di proprietà del Comune di Pistoia – individuato poi nella "Cattedrale", all’ex Breda – in cui svolgere la propria attività istituzionale. Ma il Comune non aveva mai adempiuto a tale impegno, e per questo era stato citato in giudizio dal Cii, nell'aprile 2009, davanti al giudice civile. E a quel punto, nel giugno successivo, l'amministrazione aveva deliberato, in via di autotutela, l'annullamento della delibera di giunta che aveva sancito l'accordo, sostenendo che era viziata da un difetto di competenza: la decisione di alienare un bene dell'amministrazione spettava solo al consiglio comunale, per cui la legalità andava ripristinata cancellando quell'impegno. Una decisione che però adesso il Tar ha bocciato.

I giudici del Tribunale amministrativo hanno accolto, il ricorso presentato dal Cii, al quale, nel frattempo, dopo il fallimento della società nel gennaio 2013, è subentrato nella causa il curatore fallimentare. Nella loro motivazione hanno sostenuto come l'annullamento in via di autotutela deliberato dalla giunta comunale non fosse giustificato: l'impegno col Cii c'era, e il suo annullamento, per ragioni di interesse pubblico, avrebbe dovuto avvenire in tempi ragionevoli, e non sette anni dopo unicamente con la manifesta volontà di trarne un vantaggio ai fini dell'esito del giudizio civile in corso. Secondo il Tar, non sembra possano esservi dubbi "che il Comune di Pistoia abbia inteso perseguire la finalità di rimuovere e/o privare di efficacia un provvedimento dal quale sarebbero potute discendere conseguenze negative sull'esito del giudizio proposto dalla società Cii Pistoia Scrl dinanzi al tribunale di Pistoia. Tale dichiarata strumentalità non solo non costituisce manifestazione di un interesse pubblico idoneo a giustificare l'esercizio del potere di autotutela, che non può esaurirsi nel mero ripristino della legalità violata, ma, al contrario, prefigura una forma di evidente sviamento del potere".

Adesso, fermo il fatto che il Comune può presentare appello al Consiglio di Stato, la parola torna al Tribunale civile di Pistoia, davanti al quale, come detto, pende la causa per inadempimento promossa dal Cii, che chiede un risarcimento dei danni per una somma pari al valore della porzione della "Cattedrale" a cui ritiene di avere diritto, nonché all'importo complessivo dei canoni di affitto che negli anni ha dovuto pagare per le proprie sedi provvisorie.

Ma su che cosa si basa il preteso diritto del Cii? Tutto nasce nel 1986, quando il Comune aderisce alla costituzione del Centro d'impresa e innovazione, richiedendone il riconoscimento alla Comunità economica europea e all'ammissibilità ai relativi finanziamenti. Nel dicembre 1988, il consiglio comunale approva il progetto di recupero del padiglione del Centro fiere, alle ex Breda, concluso a fine 1989 e finanziato per 2.518 milioni di lire dal Comune e per 1.432 con un contributo regionale basato sul regolamento della Cee e concesso proprio perché in quell'ex capannone sarebbe stata creata anche la sede del Cii. Sede che fu prevista nei locali del primo piano dell'edificio, che però in seguito non vengono ritenuti idonei, tanto che il Cii chiede al Comune una sede alternativa, trasferendosi provvisoriamente in via Tripoli, nell’agosto 2000, pagando di tasca propria un affitto annuo di 8.779 euro.

A quel punto emerge che il Comune non possiede locali idonei da mettere a disposizione del Cii, per cui viene intavolata una trattativa che porta alla definizione del protocollo d'intesa: l'amministrazione s’impegna a cedere al Cii a titolo gratuito una sede di 600 metri quadrati, oppure una superficie edificabile di 3.000 metri quadrati; nel frattempo si fa carico di pagare l'affitto di via Tripoli. Il protocollo viene approvato dalla giunta con la delibera 191 del 2002, annullata oltre sette anni dopo in autotutela.

Massimo Donati

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