Sicurezza
«Se ci scacciano rischiamo di perdere nostro figlio»
PISTOIA. Trentadue anni, una famiglia, lavoro saltuario e senza casa. Così, da una settimana, in preda alla disperazione, sta occupando una casa popolare in via Gentile, Fornaci. È la storia di...
PISTOIA. Trentadue anni, una famiglia, lavoro saltuario e senza casa. Così, da una settimana, in preda alla disperazione, sta occupando una casa popolare in via Gentile, Fornaci. È la storia di Domenico Bevilacqua e della moglie Zita Gabor, trentanovenne, con un bimbo di 9 anni ed un altro in arrivo. Domenico è nato a Salerno ma ha sempre vissuto in Toscana, da nove mesi qui a Pistoia. «Sono Sinti, così come mia moglie - racconta- da piccolo mi spostavo continuamente con i miei genitori ed i nonni, ma io non voglio più fare questa vita. Voglio una vita come tutte le altre persone». Domenico racconta di arrangiarsi con qualche lavoretto, come vendere piantine nei mercati, raccogliere ferro ed alluminio, ma niente di più. Non sa né leggere né scrivere, per lui trovare un lavoro è quasi impossibile. Poi, un giorno, incontra una signora di una certa età che si commuove per la sua situazione: «Ha portato me e la mia famiglia a casa sua, mi ha fatto avere la residenza. Lei viveva al piano di sopra, noi di sotto. Mia moglie la aiutava in faccende domestiche in cambio di qualche soldo, io andavo per i mercatini. Siamo rimasti lì per 9 mesi. Mio figlio ha iniziato ad andare a scuola. Poi, purtroppo, la signora ci ha detto che non poteva più tenerci in casa sua. Un giorno, parlando con dei ragazzi, ho saputo delle case popolari vuote. Sono venuto qui una settimana fa, la porta era aperta e siamo entrati dentro, portando dei mobili che ci ha regalato la signora. Mi hanno detto che questa casa è vuota da mesi, perché non possiamo starci noi?». Domenico è spaventato, agitato, continua a ripetere «E se ci mandano via dove andiamo? E se ci portano via nostro figlio? Perché non abbiamo diritto a cambiare vita?» L’uomo racconta che, qualche giorno fa, una rappresentante della Spes (l’azienda che gestisce il patrimonio immobiliare pubblico) è stata da loro e li ha invitati ad andarsene da quella casa, occupata abusivamente. «Io ho chiesto di rimanere. Sono disposto a pagare un piccolo contributo di 150 euro per l’abitazione – dice - è stato inutile. È venuta anche la polizia municipale. E se ci vengono a prendere con la forza? Mia moglie è incinta di 4 mesi. Ho provato a cercare una casa in affitto, ma gli affitti sono troppo alti. E poi non me l’affitterebbe nessuno, sono senza garanzie, lavoro un giorno sì e tre no. Ma come faccio? Voglio che mio figlio abbia una vita diversa dalla mia, voglio che continui ad andare a scuola, che studi». A Domenico ed alla sua famiglia basterebbe solo una piccola casa. Per il resto, dice di potersi arrangiare, come ha sempre fatto fin ora. «Ma la casa sì, è un diritto di tutti. Dicono che la danno ai disagiati, ma chi è più disagiato di noi?»(a.t.)
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