Il Tirreno

Pistoia

Fabio Morgera: il jazz è e sempre sarà musica nera

di Lorenzo Mei
Fabio Morgera: il jazz è e sempre sarà musica nera

Il trombettista, protagonista in coppia con Renato Sellani, dell’ultima serata del Serravalle Jazz

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SERRAVALLE PISTOIESE. Fabio Morgera aprirà domani sera, martedì 26 agosto, in duo con Renato Sellani, la serata conclusiva della tredicesima edizione del Serravalle Jazz dalle 21,15. A seguire toccherà al settetto Alessandro Fabbri Strayhorns con Maurizio Giammarco al sax, Ares Tavolazzi al contrabbasso, Roberto Rossi al trombone, Alberto Serpente al corno, Fabrizio Gaudino alla tromba, Dario Duso alla tuba e lo stesso Fabbri alla batteria.

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Morgera, trombettista formatosi tra l’Italia (dove nel 1987 si classificò secondo al concorso per arrangiatori del Barga Jazz) e gli Usa (per un decennio ha suonato nei club neworkesi, collaborando con grandissimi musicisti) è alla seconda esperienza sotto le torri, e parla così del passaggio precedente: «Ne ho un ottimo ricordo. Il direttore artistico Maurizio Tuci mi invitò a suonare in trio col vibrafonista Christos Rafalides ed il bassista Paolo Ghetti, formazione con la quale ho registrato il mio ultimo disco ‘Live at the loft’, prodotto da Marco Milanesi di radiogas.it e dalla Drycastle di Maurizio Bozzi».

Immancabile anche da parte di Morgera e del pianista Renato Sellani, ospite a più riprese del festival, l’omaggio a Duke Ellington, a cui è dedicata l’edizione 2014. «Devo ancora parlarne con Renato, ma se lui è d’accordo, spero di suonare tutti brani tratti dal repertorio di Ellington».

Inutile dire quanto i musicisti debbano a questo gigante: «La sua musica è in tutti i sensi black american music. Ellington non amava la parola jazz, perché è da sempre una parola offensiva, scelta dai discografici e produttori bianchi più che dai musicisti neri. Duke - continua Morgera - chiamava la sua musica negro american music, mentre oggi si preferisce sostituire black a negro. Quando si parla di jazz si può dire tutto e il contrario di tutto, dimenticare perfino che questa è musica nera, e spacciare per jazz qualsiasi cosa, perfino Gino Paoli o Baglioni».

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Riguardo alle difficoltà quotidiane incontrate in Italia dai jazzisti, il trombettista napoletano sembra avere le idee chiare: «Da noi si pensa troppo all'accaparramento dei soldi pubblici e troppo poco alla proposta musicale e a educare il pubblico. Senza un'approfondita conoscenza della musica nera non si può nemmeno tentare di contribuire. Però con l’impegno è possibile, anche per un musicista italiano come per chiunque nel mondo. Va da sé che non tutti i festival in Italia si sono allontanati dalla matrice nera del jazz, e certamente non lo ha fatto questo di Serravalle, vista la dedica, a cui sono molto contento di partecipare».

Morgera, compositore a arrangiatore oltre che strumentista, ha sempre molti progetti in cantiere: «Alcuni vedono la luce subito mentre altri solo più tardi, ma l'importante è restare creativi, e grazie a Dio le idee non mi mancano. Intanto stanno per uscire vari dischi come quello di Saul Rubin, che ho prodotto io per la Red Records, poi il mio progetto newyorchese con i NYCats (fra cui Orrin Evans, Josh Roseman e Stacy Dillard) e infine amo dirigere la Conduction del mio mentore Butch Morris, cosa che faccio spesso con la mia orchestra multietnica Natural Revolution Orchestra a Firenze, dove ormai abito per circa nove mesi all’anno. In questi giorni poi sono usciti anche il bellissimo album della Captain Black Big Band di Orrin Evans di cui sono un componente a New York, "Mother's Touch", e il libro di Nicola Gaeta "BAM, il jazz oggi a New York" a cui ho collaborato».

 

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