Il dolore
Residui agricoli, bruciarli è ora possibile
PISTOIA. Dal primo settembre gli agricoltori potranno tornare a fare ciò che facevano i loro nonni, bruciando sul campo i residui delle lavorazioni agricole e forestali: col dovuto buonsenso, ma...
PISTOIA. Dal primo settembre gli agricoltori potranno tornare a fare ciò che facevano i loro nonni, bruciando sul campo i residui delle lavorazioni agricole e forestali: col dovuto buonsenso, ma senza appesantimenti burocratici e costi «perché le ramaglie non sono rifiuti, ma un residuo che - spiega Mario Carlesi, presidente di Coldiretti Pistoia- se bruciate sul posto contribuiscono alla concimazione dei terreni, evitando la diffusione di dannosi parassiti».
La legge 116, appena entrata in vigore, pone fine ad una situazione nata per combattere il fenomeno di incendi di rifiuti (veri), il cosiddetto e deleterio fenomeno della terra dei fuochi. Si decise di vietare ovunque l'accensione dei fuochi all'aperto, costringendo le imprese agricole a trattare foglie, ramaglie e frasche come materiali pericolosi, con rischio di procedimenti penali per chi infrangeva il divieto.
«Un costo per le aziende pistoiese e toscane dove l'abbruciamento è pratica “tradizionale” per produttori di olive, uva e non solo - spiega Vincenzo Tropiano, direttore di Coldiretti Pistoia-. Pure i vivaisti hanno subìto le conseguenze dell'illogico divieto».
Si pensi al caso di piante danneggiate e quindi invendibili: al danno del mancato incasso si è aggiunta per un certo periodo la beffa del costo di smaltimento della pianta secca, da effettuare tramite ditta specializzata in rifiuti, con più spese e tanta burocrazia a seguito. La nuova legge ha riportato all'antico le modalità per togliere dal campo residui di potature di viti, ulivi e piante: è possibile effettuare raccolta e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro dei materiali vegetali agroforestali effettuati nel luogo di produzione. Naturalmente permane il divieto dei fuochi nel periodo di massimo rischio incendi, che quest'anno termina il 31 agosto.
«Come auspicato dalla Coldiretti - si legge in una nota dell’organizzazione - non saranno necessari atti preventivi dei Comuni per individuare aree, periodi ed orari per effettuare gli abbruciamenti». Comuni e altri enti pubblici hanno naturalmente facoltà di intervenire in situazioni a rischio, qualora intendano sospendere, differire o vietare la combustione dei materiali.
«Dal primo settembre, al termine del periodo di massimo rischio stabilito dalla Regione Toscana - conclude Carlesi -, le nostre aziende agricole, ma anche i proprietari di terreni che non esercitano professionalmente l'attività agricola, potranno bruciare i residui vegetali».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google