Sicurezza
La guerra del chiosco tra gestore e Pro loco divide il paese in due
Sammommè: il locale, recensito da Tripadvisor, quest’estate è chiuso. Il presidente dell’associazione: «C’è un abuso da sanare»
PISTOIA. Sammommè, frazione collinare di circa 150 anime, di cui 120 fanno parte della Pro loco e sono state convocate per domenica mattina in assemblea dal presidente dell’associazione, Lido Bargellini. Un’assemblea che si preannuncia infuocata: il chiosco Savaiana, che d’estate offriva ristoro e spazio per due chiacchiere, ospitava serate musicali e spettacoli per bambini, quest’anno non ha aperto i battenti. C’è da sanare una situazione di abusivismo di cui nessuno afferma di aver saputo prima del gennaio 2014. E, soprattutto, i soci dovranno decidere chi gestirà questo chiosco che da quando è nato, nel 2002, ha portato molto bene in estate al paese di Sammommè: il gestore attuale - un privato - o la stessa associazione, per gli scopi e le finalità contenute nel proprio statuto, di promozione turistica e sociale.
«A inizio 2014 - afferma Nicola Guarino, che gestiva il Savaiana insieme alla moglie Lia Tognelli - il presidente della Pro loco ha scoperto che era necessaria una sanatoria, e ci ha detto che "non si sentiva di tenerlo aperto". Dal Comune hanno informato la Pro loco che il passo spetta all'associazione, ma sinora questo passo non è stato fatto». Guarino, ex consigliere di circoscrizione a Pistoia (al Villaggio Belvedere), e insegnante (è responsabile del convitto dell'istituto agrario Barone De' Franceschi) sostiene di non sapere che fosse necessario, nel 2010, effettuare una sanatoria. «Abbiamo iniziato la conduzione del Savaiana nel 2002 con un’altra socia, e successivamente dal 2003 e sino al 2013 da soli. Nel 2008 fu decisa dalla Pro loco la ristrutturazione dei locali, nessuno si fece avanti e io e mia moglie ci accollammo l’onere della ristrutturazione. Stipulammo un accordo privato tra le parti della durata di 6 anni». A maggio del 2013 però Guarino ha ricevuto una lettera: la Pro loco non intendeva rinnovare il contratto con lui. «Abbiamo risposto che non eravamo d’accordo e successivamente tramite il nostro legale inviato la bozza di contratto su cui iniziare una trattativa. Non vi è stata risposta, se non quella di convocare due o tre consigli. Prima di un consiglio il presidente mi ha chiamato - prosegue - mettendomi a conoscenza di un atto unilaterale firmato dal precedente presidente (ora defunto), che si impegnava a smontare la struttura dopo 18 mesi, il 31 gennaio 2010. Siamo andati - dice Guarino - in Comune con il geometra». I tempi per la sanatoria, è subito emerso, non si preannunciavano brevissimi.
«In consiglio - dice Guarino - si sono aperte le disquisizioni più disparate, ultima quella di chiedere il parere ad un legale».
Il consiglio, e il paese, si sono spaccati. Alcuni consiglieri si sono dimessi. Guarino, afferma: «qualcuno mi ha accusato di essere a conoscenza degli atti. Pensate che avremmo perseverato nel chiedere il rinnovo del contratto? È chiaro che dietro a tutto ciò c’è un accanimento». Guarino parla di creolina buttata sul pavimento del chiosco nel 2013, di una lettera minatoria anomima che lo invitava a non riaprire. Nel frattempo, il Savaiana nel gennaio del 2014, si era guadagnato una pagina e l’adesivo di locale raccomandato sul sito Tripadvisor.
Tiziana Gori
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