L’orologio di Pistoia non batte più, da due anni manca chi deve dargli la carica
Il quadrante del campanile del Duomo si è fermato dopo che l’ultimo addetto è andato in pensione
PISTOIA. Cento gradini lo separavano dall’orologio del campanile del Duomo (video di Lorenzo Gori). Giuliano Mannelli, 60 anni, ex dipendente dei cantieri comunali (nella foto a fianco di Lorenzo Gori), li ha saliti ogni mattina, per anni, fino al giorno della pensione, «nel febbraio 2012».E da allora, salvo qualche tentativo durato il tempo di pochi rintocchi, anche l’orologio della torre campanaria si è fermato. Il funzionamento infatti, è a carica manuale.
Nel 2001, con l’approvazione del progetto di restauro, la giunta decise di preservare questa peculiarità «evitando – si legge nella delibera - sistemi di elettrificazione ritenuti di deprezzamento sia economico che di documentazione storica e culturale della macchina».
Dal 1905 quindi, per far funzionare l’orologio esiste un solo sistema: salire fino al centesimo gradino e caricarlo manualmente. Mannelli ha tirato quella manovella migliaia di volte. «Funziona come un orologio a pendolo. Ci sono due pesi in pietra: uno mette in moto il meccanismo, l’altro fa suonare la campana. L’autonomia - spiega l’ex custode - è di 24, 26 ore».
«Passare dalla piazza adesso e vederlo fermo – dice Giuliano – è come ricevere uno schiaffo in faccia». Dal 2012 l’orologio del campanile è tornato alla vita solo in rare occasioni. Sono mesi che segna le nove e mezza (circa): «Non dieci alle quattro come molti pensano» precisa Mannelli.«Ha una lancetta sola. La seconda non esiste, è solo il prolungamento dell’altra». E negli anni non sono mancate le scommesse sulla corretta lettura dell’ora. «Una volta – racconta – chiamai tre amici. “Che vuoi Giuliano, adesso non si saprà leggere un orologio” mi dicevano. Li portai sotto il campanile. Tutti lessero l’orario sbagliato».

I ricordi di Mannelli legati a quel suo impegno nella torre campanaria sono moltissimi. «Se dovevo andare un giorno al mare con mia moglie, programmavo tutto per non far mai fermare la lancetta – ricorda - Andavo a caricarlo la mattina alle sei, così da avere la certezza di ritrovarlo in funzione una volta tornato a Pistoia». Certo, alcune volte l’ex dipendente dei cantieri ha dovuto saltare l’appuntamento «per una febbre o per un imprevisto», ma tranne rare eccezioni quei cento gradini «esatti» che lo separavano dall’orologio, li ha saliti e scesi ogni giorno, per anni.
«Sono entrato in Comune nell’80. Ero l’unico addetto alle lampade votive nei cimiteri di Pistoia. Dopo il restauro dell’orologio – spiega Mannelli - ho cominciato a occuparmi anche del suo caricamento. Non solo, facevo manutenzione in quella porzione del campanile, di proprietà del Comune». Dai cantieri comunali spiegano che «fino a qualche anno fa c’era un dipendente che si occupava dell’orologio» e che «da quando è andato in pensione lui, non esiste più nessun addetto al caricamento».

«Dopo aver smesso di lavorare – racconta Giuliano – ho insegnato a un altro dipendente del Comune come caricare l’orologio. C’è andato per 2, 3 mesi. Poi ha smesso perché non veniva pagato. Io c’andavo anche nei festivi e, certo, prendevo qualcosa in più per questo, ma era un costo che poteva benissimo rientrare con una giusta politica del turismo. Volendo, l’orologio avrebbe potuto essere una fonte di guadagno. Oggi sarei disposto a insegnare a qualcuno tutto quello che so su quel bellissimo simbolo di Pistoia. L’ultima volta che me ne occupai, aveva qualche problema sui rintocchi, ma niente che non potesse essere risolto con poco».
Nonostante la passione per quell’enorme “pendolo” che s’affaccia su piazza Duomo, di fronte all’irreale scenario di tornare nuovamente a occuparsi dell’orologio, l’ex dipendente comunale sorride e subito declina l’invito. «Adesso – dice - se una domenica voglio partire senza il pensiero dell’ora esatta, finalmente posso farlo».
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