Il Tirreno

Pistoia

Senza lavoro e senza una casa costretta a vivere con il compagno in una tenda

di Alessandra Tuci
Senza lavoro e senza una casa costretta a vivere con il compagno in una tenda

L’appello di Lisa, 62 anni, di Pistoia: "Sono disposta a fare di tutto, mi basterebbe una busta paga di 500 euro al mese. In tanti ci aiutano ma come faremo quando arriverà l’inverno?"

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PISTOIA. È possibile, nel 2014, vivere in una tenda, senza luce, gas ed acqua? Come se fossimo nel Terzo mondo o in un paese in guerra. Lisa Vannini, 62 anni, lo fa da due mesi, insieme al 46enne compagno Pino. «Chiedo solo una casa ed un lavoro per me ed il mio compagno. Mi basterebbe un lavoro da 500 euro al mese» dice.

La sua è una denuncia forte verso l’amministrazione comunale che, a detta di Lisa, nata a Firenze ma residente nel comune di Pistoia dal 2009, li ha abbandonati, senza lavoro e senza casa. «Io aspetto risposte concrete da chi di dovere – dice – Ma non le solite risposte, con le quali mi dicono di andare a mangiare alla mensa “Don Siro Butelli”, di andare in un albergo popolare. Io non voglio mangiare per strada, alla stazione, in eterno, con gente che mi sputa accanto e che si prende a botte. Voglio la mia dignità, la mia umanità, come tutti gli altri esseri umani. Voglio costruire qualcosa, voglio essere indipendente».

Lisa è diplomata all’Accademia delle belli arti ed ha un diploma di operatore sociale. Ha vissuto 7 anni in Olanda insieme al compagno, metà olandese e con doppia cittadinanza. Poi hanno deciso di tornare in Italia e di stabilirsi a Pistoia, avendo un po’ di soldi da parte.

«Viviamo in questa città da 5 anni. Avevamo preso in affitto una casa a Pieve a Celle, io e Pino cercavamo lavoro. Ho cominciato a chiedere alle cooperative sociali e non ho mai avuto risposte. Poi ho cercato negli alberghi a Montecatini, chiedendo di fare qualche lavoretto, ma niente».

Lisa sogna di lavorare nel sociale, ma è disposta ad adattarsi a tutto. Non potendo stare con le mani in mano, ha cominciato a fare volontariato, prima con Emergency, poi nella casa famiglia “Granello di senape”, infine nel negozio equo-solidale di via della Madonna “Negozio del mondo”.

«Poi i soldi sono finiti e non abbiamo più potuto pagare l’affitto. Quindi abbiamo piantato una tenda sulle colline pistoiesi, grazie a Francesco Paoletti, un uomo di una generosità immensa, che ci ha dato la possibilità di accamparci nel suo campo. Ma perché tutto questo? Ce lo meritiamo? Come può una persona, per lo più della mia età, vivere in una tenda? Come faremo in inverno?».

Lei ed il compagno hanno chiesto un prestito alla Regione, invano. Così come l’accesso alle case popolari: «Non siamo rientrati nella graduatoria». «Come viviamo? Grazie alla generosità di alcune persone: ci regalano cibo, verdura, frutta. Poi abbiamo preso un fornellino a gas e cerchiamo di cucinare la pasta, se il vento ce lo permette. Ci laviamo in un fiume vicino, prendiamo l’acqua da una fontanella, Pino a volte va a farsi la barba nei bagni della biblioteca San Giorgio».

E la paura? «Molta – ammette Lisa – soprattutto di notte, o quando ci sono lampi e tuoni. Ti immagini vivere senza luce? Ora che le giornate stanno diventando sempre più corte, è veramente dura. Quando ha piovuto abbondantemente questa estate, in piena notte c’è toccato correre e ripararci sotto le tettoie delle case vicine. Sto cercando almeno un gazebo che possa ripararci un poco».

Lisa è una donna forte, ma comincia a sentirsi stanca. Tanti conoscenti le dicono di tornare in Olanda: «Io non voglio andarmene di nuovo – risponde sempre – Ho la residenza qua, una figlia che vive nel Mugello, perché dovrei andarmene? Chiedo quello che spetta di diritto ad ogni essere umano: una casa ed un lavoro, anche umilissimo. Quelli come me e Pino vengono lasciati in disparte. Nessuno si cura di noi, eppure siamo tanti a vivere così, anche se molti se ne vergognano e vivono nell’ombra. Questo modo di fare cronicizza la libertà. La mensa dei poveri, gli alberghi popolari sono toppe, non soluzioni. Chi ci deve aiutare?».

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