Il Tirreno

Pistoia

Pattuglie sottratte alla prevenzione

I sindacati: «Forze dell’ordine destinate dal prefetto a fare l’appello dei profughi»

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PISTOIA. Non solo polizia e Forestale, ma anche carabinieri e Finanza. Pattuglie che dovrebbero garantire la sicurezza sul territorio e che invece, su disposizione del prefetto, vengono distolte dalla loro funzione primaria, inviate a fare l’appello giornaliero nelle tre strutture ricettive in cui, nella nostra provincia, sono ospitati i profughi che via via arrivano dal sud Italia. A puntare il dito, riaccendendo le polemiche sulla questione, sono ancora una volta i sindacati autonomi di Polizia e Corpo forestale dello Stato.

«È lecito domandarsi – lamentano Sap e Sapaf – per quale motivo si utilizzi ogni giorno personale dei corpi di polizia, distraendolo di fatto dal normale servizio d'istituto, per un questione che pare di mera gestione amministrativa, considerato, infatti, che i cittadini stranieri sono liberi di lasciare la struttura in ogni momento».

Il segretario provinciale del Sap, Andrea Carobbi Corso, e il segretario regionale del Sapaf, Alessandro Solucci, spiegano che è solo nella provincia di Pistoia che la competente prefettura ha disposto che tali controlli siano eseguiti dalle forze dell’ordine. Per poi tornare sulla questione della mancata tutela del diritto alla salute e alla sicurezza dei poliziotti, dei forestali, dei carabinieri e dei finanzieri che si devono occupare dei servizi di accompagnamento e di accoglienza dei profughi: in dotazione non hanno nessuno di quei presidi che lo stesso ministero indica come necessari per prevenire possibili contagi.

«Nella Provincia di Pistoia, ad oggi – spiegano i due sindacati – sono tre le strutture alberghiere che "ospitano" tali cittadini, e tutti i corpi di polizia sono impegnati nel garantire le accoglienze. Pochi giorni fa denunciavamo le evidenti violazioni di legge, poiché le rispettive amministrazioni non avevano fornito ai dipendenti alcuna informazione inerente i potenziali fattori di rischio e non erano stati forniti eventuali dispositivi di protezione per il tipo di lavoro svolto (guanti, mascherine, tute, occhiali...). Ci sembrava scontato il diritto del personale e delle loro famiglie ad avvalersi del principio di precauzione. Sap e Sapaf avevano solo chiesto che il personale lavorasse in sicurezza e tranquillità, per noi, per le nostre famiglie e per la stessa cittadinanza. Ma al momento sono state diffuse tra il personale solo alcuni depliant informativi, e peraltro solo ad un corpo di polizia».

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