Il Tirreno

Pistoia

Non si arresta l’emorragia dei fallimenti

Non si arresta l’emorragia dei fallimenti

In aumento nei primi sette mesi rispetto al 2013 le aziende che hanno fatto crac in provincia di Pistoia. A luglio si sfiora già quota 50

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PISTOIA. Uno stillicidio di nomi e di numeri. In tutti i comparti produttivi, dal manifatturiero al mobile passando per il commercio e per un’edilizia che continua ancora a falcidiare imprese. Con attività legate alla città da una tradizione decennale costrette ad arrendersi alla crisi. «Nel 2012 i fallimenti di imprese pistoiesi con sede a Pistoia erano stati 51, i concordati 3. Nel 2013 78 fallimenti, a cui andavano sommate le 35 aziende gestite da pistoiesi ma con sede legale in altre province, e l’inizio del boom dei concordati, passati da 3 a 60. Ma i numeri raggiunti nei primi sette mesi del 2014 - spiega Luana Del Bino, responsabile dell’ufficio vertenze della Cgil (nella foto) - ci fanno capire che quest’anno andrà ancora peggio». Non fa piacere ritrovare nei numeri le sensazioni che rimanda la quotidianità: che la ripresa non sia dietro l’angolo, e che nel frattempo una crisi strutturale e globale stia mietendo altre vittime.

Il tribunale civile di Pistoia ha emesso, dal 1 gennaio al 31 luglio, 49 sentenze di fallimento, per aziende con sede in tutto il territorio provinciale (con la Valdinievole a registrare uno spiacevole primato). Letteralmente esplosa la richiesta di concordati. C’è il concordato “classico”, con cessione di beni: le aziende non proseguono nel lavoro, chiedendo di pagare i creditori privilegiati al 100% e in percentuale variabile dal 20 al 40 (ma anche al 10% in alcuni casi) i creditori chirografi. Poi il concordato in continuità, con l’azienda che continua, in parte, a lavorare e ottiene che per un anno nessun creditore chieda il saldo dei debiti. E poi l’amministrazione straordinaria (ex legge Prodi), che riguarda le crisi di grandi aziende.

«Anche il dottor Raffaele D’Amora, giudice del tribunale fallimentare - pensa che si debbano cercare di salvare l’azienda e i posti di lavoro. L’aspetto fortemente negativo è che nella gran parte dei concordati i creditori riscuotono pochissimo di quanto gli spetta, in genere il 10% del dovuto».

Dopo l’enoteca Malucchi e lo Sporting Club Selva Bassa di Quarrata, tra la metà di giugno e fine luglio sono stati decretati i fallimenti della carpenteria metallica Val.Fer. (con sede in Pescia), della Bk. srl di Monsummano (attività di fabbricazione e commercio all’ingrosso e al minuto di calzature), Perini Group srl di Pescia (attività industriale e commerciale nel settore meccanico), T.I Engineerging srl di Pistoia (attività di progettazione, realizzazione e installazione di impianti elettrici), Storai sas di Pistoia (costruzione di locomotive e di materiale rotabile ferroviario, tranviario, filoviario, per metropolitane e per miniere), l’impresa individuale Gabriele Biagio (attività di lavori di costruzione, restauro e ristrutturazione). La sentenza di fallimento porta alla nomina del curatore, e ordina al legale rappresentante di depositare entro tre giorni i bilanci, le scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché l’elenco dei creditori. Stabilisce la data dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo, assegna ai creditori e ai terzi che vantano diritti reali mobiliari su cose in possesso dell’azienda fallita il termine obbligatorio di 30 giorni prima dell’adunanza dal giudice per la presentazione delle loro domande. Una triste trafila, sempre più nota alle imprese pistoiesi.

Tiziana Gori

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