Il Tirreno

Pistoia

Centri per l'impiego, 42 precari pronti a rivolgersi al giudice

di Tiziana Gori
Centri per l'impiego, 42 precari pronti a rivolgersi al giudice

Cgil decisa a ricorrere alla Corte di giustizia europea contro l'utilizzo dei contratti a termine da parte della Provincia

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PISTOIA. «Alla luce dei recenti pronunciamenti della Corte di Giustizia europea sui precari della scuola, stiamo valutando con lo studio legale Scartabelli la possibilità di presentare un'istanza al giudice del lavoro»: passa dal tribunale di Pistoia il primo passo per vedere riconosciuto il diritto all'agognato posto fisso da parte di altri storici precari pistoiesi del pubblico impiego, i 38 lavoratori (in gran parte donne) dei Centri per l'impiego della Provincia.

Una vicenda paradossale: aiutano gli altri a trovare il lavoro, sono quasi tutti laureati con master e specializzazioni varie, ma sono per primi precari, alcuni da 10-12 anni. Il giudice del lavoro può rivolgersi alla Corte di Giustizia europea chiedendo un pronunciamento. «Non vincolante per il governo - ricorda Silvia Biagini, segretaria provinciale della Funzione pubblica Cgil - ma le condanne della Corte di Giustizia sui precari italiani del pubblico impiego sono ormai ripetute e invitano il nostro Paese a stabilizzare i precari. Ce ne sono state una a dicembre del 2013, un'altra in primavera e una terza a fine luglio per la scuola».

L'Italia è sott'osservazione, la vicenda dei precari è una pentola a pressione pronta a esplodere. Un passo del pronunciamento dell'avvocato della Corte, Maciej Szpunar, riporta che «il rinnovo di contratti a tempo determinato non è giustificato quando è finalizzato a soddisfare esigenze a carattere permanente e durevole».

Biagini riconosce l'impegno della presidente della Provincia Federica Fratoni e del suo predecessore Gianfranco Venturi: «Hanno dimostrato la volontà di risolvere la situazione, ma le leggi che si sono susseguite non l'hanno consentito».

Fatto sta che ora, sulle scrivanie dell'ufficio vertenze della Cgil, sono depositati i fascicoli delle lavoratrici. «Su 42 solo 4 hanno meno di 3 anni di contratti a tempo determinato». Passati i 3 anni, la Corte di Giustizia sollecita l'assunzione a tempo indeterminato. «I giudici italiani del lavoro - ricorda Biagini - finora hanno solo riconosciuto il risarcimento del danno».

La situazione di questi lavoratori, sostiene con forza il sindacato, va regolarizzata. Nonostante la delicata riorganizzazione in atto nelle Province, che rischia di lasciarli a spasso dopo 12 anni di precariato. «In Toscana - spiega Biagini - i dipendenti dei Centri sono circa 500. In alcune realtà, come a Pistoia, sono stati assunti a tempo determinato attraverso contratti pubblici, grazie alle norme presenti nelle finanziarie del governo Prodi del 2006 e 2007. La legge 125 del 30 ottobre 2013 prevede per questi lavoratori la stabilizzazione "a domanda", ma le Province hanno le assunzioni bloccate sino alla fine delle procedure di riordino. La Regione - prosegue - si sta muovendo attraverso l'assessore al Lavoro Gianfranco Simoncini per costituire un'agenzia regionale che gestisca i Centri e i servizi per il lavoro e la formazione nel caso in cui le deleghe tornino alla Regione. Ma allo stato attuale la legge prevede che i precari delle Province siano assorbiti dai Comuni. Ai lavoratori dei Centri questo non serve. Basterebbe che fosse approvata una disposizione nella quale si scrive che i precari possono essere stabilizzati negli enti che riceveranno le deleghe».

Intanto il sindacato intende chiamare in causa la Corte di Giustizia europea.

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