Il Tirreno

Pistoia

In meno di 4 mesi già 15 i fungaioli feriti soccorsi nei boschi

In meno di 4 mesi già 15 i fungaioli feriti soccorsi nei boschi

Gli incidenti più drammatici sono causati dalle scivolate I consigli del Soccorso alpino per evitare inutili rischi

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PISTOIA. L'insidia si può nascondere sotto un mucchio di foglie secche, oppure può arrivare da un sasso reso scivoloso dalla pioggia o dal muschio. Fatto sta che l'incidente, nei boschi, è sempre dietro l'angolo. Anche per i più esperti, per coloro che da tutta una vita vanno a funghi, e, forse proprio la loro eccessiva confidenza, possono essere esposti ai pericoli più dei cercatori della domenica. Dall'inizio della stagione dei funghi, dall'inizio di giugno ad oggi, sono una quindicina le persone che si sono perse o si sono infortunate - alcune anche in modo molto grave - nei boschi della nostra provincia: venti complessivamente gli interventi di soccorso nei boschi, dei quali solo una minima parte ha interessato escursionisti nel senso stretto del termine.

Ultimo intervento in ordine di tempo è stato quello portato a termine da vigili del fuoco di Limestre e Soccorso alpino all’Orsigna, sabato scorso. A restare gravemente ferito, un cercatore 75enne di Prato, Romano Parlanti, rotolato per una trentina di metri lungo una scarpata dopo essere scivolato su un sasso bagnato.

I numeri. Dall'inizio dell'anno, gli interventi di soccorso sui monti della nostra provincia da parte del Soccorso alpino pistoiese sono stati 29, un numero che include anche gli infortuni fuori pista durante la stagione sciistica (9). Di questi, 14 interventi sono stati effettuati ad Abetone, 4 a Cutigliano, 3 a San Marcello, 2 a Sambuca, 2 nel territorio comunale di Pistoia (Orsigna e Acquerino), 1 nel Pesciatino, 1 a Lucciano (Quarrata) e 1 alla Macchia Antonini (Piteglio).

Otto di questi riguardavano fungaioli che si erano persi o che erano rimasti bloccati nei boschi a causa di un infortunio e che dovevano essere individuati: interventi che hanno richiesto perciò vaste battute di ricerca, messe in atto spesso anche con l'aiuto di unità cinofile, vigili del fuoco, forze dell'ordine e altre associazioni di volontariato.

Rispetto al periodo maggio-agosto dello scorso anno, il numero di soccorsi è comunque in calo, probabilmente a causa delle brutte condizioni meteorologiche che stanno caratterizzando questa estate e che non invogliano a frequentare monti e boschi. Con il bel tempo, soprattutto nei weekend, il rischio smarrimenti e infortuni si accentua.

I consigli. Eppure basterebbero pochi accorgimenti per ridurre al minimo la possibilità di perdersi o di farsi male. I volontari del Soccorso alpino chiedono di affidarsi al buon senso. E poi aggiungono alcuni consigli. Innanzitutto non bisogna andare nel bosco da soli. Se succede qualcosa, il compagno può dare il primo soccorso e, comunque, l'allarme. Non solo, in caso di slogatura o di frattura di una gamba,una persona da sola difficilmente ce la fa a uscire dal bosco da sola.

Un altro consiglio utile è quello di avere dietro il cellulare, possibilmente con la batteria carica: quindi è bene tenerlo spento e accenderlo solo quando è necessario telefonare. Un’altra buona abitudine è quella di portarsi dietro una torcia elettrica e l'attrezzatura per la notte (da mangiare, un telo termico, qualcosa per proteggersi dal freddo).

Poi le scarpe: devono avere una suola molto scolpita per aderire bene al terreno, che può essere scivoloso. Ma devono anche essere piuttosto alte e a scarponcino in modo da evitare distorsioni o slogature.La scivolata va considerata uno dei pericoli maggiori per il cercatore di funghi; eventuali dubbi possono essere cancellati constatando che il 70% delle persone decedute indossava stivali di gomma. Certo, lo stivale ripara bene dall'umidità, ma non offre alcun sostegno e stabilità al piede che risulta libero di ruotare nel suo interno, pertanto l'uso dello stivale è vivamente da sconsigliare anche su terreni apparentemente poco impegnativi.

È bene dire sempre ai familiari in che zona si va in modo da facilitare le eventuali ricerche.

E poi ognuno deve riconoscere i propri limiti, e non superarli: evitare i luoghi troppo impervi e non esaurire le energie. Anche perché la maggior parte degli infortuni avviene sulla via del ritorno, quando la stanchezza è maggiore. Andar per funghi significa spesso camminare a lungo in ambienti difficili e faticosi, le lunghe camminate vanno affrontate solo con debito allenamento e per raggiungere i posti più impervi necessita un passo fermo e sicuro. Ma non basta. A volte, su pendii scoscesi o nell’attraversamento di balze rocciose ed esposte è necessario mantenere calma e concentrazione.

Anche un semplice bosco fitto può comunque sottoporre il cercatore a difficoltà di marcia: di regola, vengono abbandonati i sentieri più comodi per addentrarsi verso zone meno battute e più propizie alla raccolta. (m.d.)

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di Redazione web