Il Tirreno

Pistoia

«La diocesi ha tanti locali, assurdo lanciare appelli»

di Beatrice Faragli
«La diocesi ha tanti locali, assurdo lanciare appelli»

Centro giovani, don Carmignani torna a chiedere un impegno diretto della chiesa di Pistoia: un debito di riconoscenza verso i nostri ragazzi

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PISTOIA. «Assurdo fare appello alla società civile per trovare dei locali, quando la diocesi è piena di spazi vuoti. La chiesa di Francesco a Roma prende piede, a Pistoia arretra». Don Alessandro Carmignani, responsabile del centro giovani di via Nazario Sauro, risponde alla diocesi smentendo di aver rifiutato, in passato, edifici alternativi, e lanciando un invito all’amministratore diocesano, monsignor Paolo Palazzi, e alla curia: «Venite a incontrare i mille che in soli 3 giorni hanno messo “like” sulla pagina facebook “Il centro giovani non deve chiudere” e tutti quei ragazzi che frequentano questo spazio. Solo così ci potrà essere un dialogo e un confronto».

Dopo 14 anni di attività, tra due settimane il “Bow7” chiuderà i battenti perché la diocesi non è più disposta a pagare l’affitto dei locali. Quei 40mila euro all’anno sostenuti per l’immobile di via Sauro, di proprietà delle suore francescane minime del Sacro cuore, rappresentano un «impegno troppo gravoso» per la curia. «Quarantamila euro – risponde don Alessandro – è una cifra assurda, e non perché non sia vera. L’attività pastorale – sottolinea il parroco – non è un’attività commerciale. La chiesa deve tirarsi fuori i soldi di tasca per fare il proprio dovere. Questo è un debito nei confronti dei ragazzi del centro giovani».

La risposta di don Carmignani arriva a poche ore da quella della curia, pubblicata mercoledì sul sito della diocesi. «Un comunicato elusivo – lo definisce il parroco – che non tratta le questioni che avevo sollevato. Una comunicazione asettica. Quando ho visto che la nota cominciava con “la chiesa in uscita è una chiesa con la porta aperta” mi è quasi venuto da sorridere, perché si dice questo e poi qui si chiude il bandone».

Nella nota diocesana, pubblicata per rispondere alla denuncia sulla chiusura del centro di don Alessandro, arrivata lunedì, viene assicurato l’impegno a cercare ambienti adeguati per riaprire il centro, attraverso l’aiuto di altri enti religiosi e civili. Viene inoltre precisato che le soluzioni alternative individuate in passato – San Bartolomeo, l’Immacolata, il Tempio – sono state rifiutate dal parroco e che il contratto con le suore era scaduto dal 31 dicembre 2011. Si fa cenno anche ai «disagi di insicurezza all’ambiente circostante» creati dallo sforamento degli orari canonici del centro, prolungati fino alle ore notturne.

Un’abbondanza nelle occasioni di condivisione che don Carmignani vede come una nota positiva, da difendere. «Il contratto - sottolinea poi il parroco -era scaduto ma probabilmente le suore avrebbero aspettato ancora qualche mese». Infine ribadisce che la decisione di chiudere il centro non può esser presa da «qualcuno che è qui di passaggio», anche se precisa che la vicenda non è una disputa tra lui e l’amministratore diocesano.

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