Il Tirreno

Pistoia

Appello della Diocesi per il Centro giovani

Appello della Diocesi per il Centro giovani

Monsignor Palazzi: mancano risorse, serve un contributo esterno per aprire altrove il Bow7

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PISTOIA. L’impegno della Diocesi di Pistoia e dell’amministratore diocesano, monsignor Paolo Palazzi, è quello di «continuare nella ricerca di ambienti adeguati» per riaprire il Centro giovani “Bow7”, attraverso il contributo di enti religiosi e civili a cui adesso la curia si rivolge, «invitandoli ad essere sensibili all’ urgente richiesta di strutture di don Alessandro Carmignani».

È quanto si legge nella nota pubblicata ieri sul sito della Diocesi di Pistoia, in risposta al duro attacco di lunedì scorso rivolto a monsignor Palazzi dal responsabile del Centro giovani di via Nazario Sauro, don Alessandro Carmignani. Nella stessa nota, si parla anche di problemi notturni per la zona legati alla presenza del Centro e di possibili progetti in ponte sulla struttura da parte delle suore, proprietarie dell’edificio.

Lo spazio di aggregazione chiuderà i battenti a fine mese. La chiusura è dovuta alla decisione presa dall’amministratore diocesano e dall’economo di non coprire più i costi dell’affitto per la struttura in cui, da 14 anni, ha sede il “Bow7”. Il fermo dell’attività ha scoperchiato una pentola a pressione. Don Carmignani, che non crede alle ragioni economiche, ha parlato di un attacco personale contro di lui da parte della diocesi. «Chi si adopera per gli ultimi viene considerato un prete di seconda categoria, un eccentrico» aveva detto il parroco lunedì, annunciando l’imminente chiusura del Centro. Adesso però dalla diocesi rispondono al parroco di Marliana. «Il contratto di affitto con le suore Francescane Minime del Sacro Cuore – si legge nella nota- è scaduto il 31 dicembre 2011 e verbalmente prolungato dalla sensibilità delle suore a più riprese fino al 31 agosto 2014. Nel contratto viene indicata l'apertura del centro da lunedì a venerdì, con orario 15 - 19, ma di fatto viene spesso prolungato unilateralmente per diverse ore, fino a notte, creando un evidente disagio di insicurezza all'ambiente circostante. Il costo complessivo del contratto, insieme alle spese di gestione, è di poco superiore ai 40mila euro all’anno. Le Suore – continua la nota - hanno progetti legittimi di presenza operativa per i propri locali e giustamente vogliono realizzarli». E infine dalla Diocesi precisano che è stato don Carmignani a rifiutare le sedi alternative proposte in passato. «Le soluzioni Immacolata, Frati Cappuccini e Il Tempio, offerte da monsignor Bianchi, non sono state accettate da don Alessandro».

Beatrice Faragli

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