Il Tirreno

Pistoia

Il sindacato accusa: a rischio contagio gli agenti forestali

Il sindacato accusa: a rischio contagio gli agenti forestali

«Controlli tra i profughi senza protezioni e informazioni ignorata la legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro»

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PISTOIA. Nessuna informazione sui possibili rischi e nessun tipo di protezione dagli eventuali contagi. Dopo i sindacati di polizia, è adesso il turno del Sindacato autonomo del Corpo forestale dello Stato di lanciare l’allarme. Il comando provinciale di Pistoia, infatti, ha disposto – unico in Toscana – che sia una propria pattuglia ad effettuare i controlli sulle presenze dei profughi ospitati nelle strutture di accoglienza della nostra provincia.

Tra i mesi di agosto e settembre, saranno 25 i giorni in cui gli uomini della Forestale dovranno fisicamente controllare, attraverso l’appello mattutino, che tutti gli extracomunitari in attesa di asilo siano al loro posto. Un rischio per la salute secondo il segretario regionale del Sapaf, Alessandro Solucci, che per questo intima al comando provinciale la revoca immediata di tali ordini, precisando che riterrà responsabili i vertici pistoiesi per eventuali «conseguenze e danni alla salute del personale del Corpo forestale e delle loro famiglie causati dal mancato rispetto dell'articolo 18 del decreto legislativo 81 del 2008, sulla tutela della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro.

«In particolare le guerre in corso e, soprattutto, le loro conseguenze – spiega Solucci – creano frequentemente le condizioni per l’emergere di fenomeni epidemici e, in generale, per lo sviluppo delle infezioni. Le condizioni di vita dei profughi sono infatti caratterizzate da sovraffollamento, carenza estrema di strutture igieniche, difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria, contatti stretti fra persone di diversa provenienza geografica. È della scorsa settimana la notizia che 50 poliziotti coinvolti nell’operazione Mare Nostrum sono risultati positivi al test della Tbc, malattia il cui contagio può avvenire, tramite saliva, starnuto o colpo di tosse».

Il Sindacato autonomo di polizia ambientale forestale ritiene che per un operatore di polizia che viene a contatto con persone provenienti da Paesi nei quali l'incidenza delle malattie infettive è in aumento, il principio, per lui e per la sua famiglia.

«Secondo il Consiglio di Stato – spiega Solucci – il principio di precauzione “fa obbligo alle autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire i rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l'ambiente”, e in questo caso il principio è stato ignorato non fornendo alcuna informazione inerente ai potenziali fattori di rischio e nemmeno i dispositivi di protezione conseguenti al tipo di lavoro svolto: guanti, mascherine, tute, occhiali ed altro».

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