Il Tirreno

Pistoia

«Chiudono l’oratorio per colpire me»

di Beatrice Faragli
«Chiudono l’oratorio per colpire me»

La durissima denuncia di don Alessandro Carmignani contro la diocesi: in questo modo a pagare saranno i più deboli

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PISTOIA. Alle ragioni economiche della diocesi, don Alessandro Carmignani non ha alcuna intenzione di credere. Il centro giovani di via Nazario Sauro, di cui il parroco è responsabile fin dall’apertura, a fine agosto chiuderà i battenti dopo quattordici anni di attività.

«Rimanderanno sulla strada persone che proprio dalla strada provengono. Vogliono solo colpire me» taglia corto il prete. La diocesi di Pistoia ha preso la decisione «violenta, cruda e immediata» di non pagare più i «2mila euro mensili» di affitto per la struttura, di proprietà delle suore. E adesso don Carmignani, 41 anni, parroco di Marliana, attacca la curia e monsignor Paolo Palazzi.

«L’amministratore diocesano (nominato il 7 aprile scorso, ndr) ha preso la violenta decisione dieci giorni dopo che il vescovo Mansueto Bianchi se n’è andato. Non crediamo ai motivi economici ma – dice il parroco – visto che di questi parlano, allora è giusto sapere anche come i soldi che ogni anno arrivano alla curia, sia quelli dell’8 per mille sia il 3 per cento delle parrocchie, vengono spesi. La questione – sottolinea don Carmignani – è coperta dal silenzio. La diocesi ogni anno chiede il resoconto delle uscite e delle entrate alle parrocchie ma poi non fa altrettanto. Non dà alcuna giustificazione delle risorse spese. Ho chiesto di cominciare a farlo. Mi hanno risposto “vedremo”».

«Oggi la chiesa di Pistoia – ripete il responsabile del centro giovani “Bow7” – è in grande difficoltà, e sta tenendo una linea pastorale che non si comprende. In un mese l’amministratore diocesano, che dovrebbe soltanto gestire l’ordinario in attesa del nuovo vescovo, ha spazzato via due realtà importantissime: la Settimana teologica e, adesso, il nostro centro giovani».

Da due anni e mezzo, ricorda inoltre don Carmignani, erano aperti i confronti con la diocesi per trovare una sede alternativa. Tutte le possibili soluzioni («San Bartolomeo, l’Immacolata, il convento dei Cappuccini, il Tempio, in cui i lavori sono fermi» sottolinea il parroco) una ad una sono saltate in aria come birilli. «La Chiesa – continua – ha tanti ambienti vuoti che non utilizza. Avrebbe potuto investire i soldi finora spesi per l’affitto, direttamente nell’attività. Eravamo d’accordo con lo spostamento. Invece a fine mese dobbiamo sloggiare e chiudere tutto».

Ogni tentativo di dialogo con Palazzi, secondo don Carmignani, sarebbe andato a vuoto. «Ci siamo trovati davanti a un muro. Non crediamo alle motivazioni economiche. Il sospetto è che dietro questa “spending review” ci siano altre ragioni. Chi si adopera per gli ultimi – dice il parroco – viene considerato un prete di seconda categoria, un eccentrico. La sensazione è che stiano facendo una specie di “ripulitura”. Devono essere chiari. Se la decisione di chiudere è una scelta pastorale devono dirlo chiaramente perché non è questa pastorale che vogliamo».

Don Carmignani parla di «incomprensioni personali» con la diocesi. «Se io sono il problema – ribadisce – mi faccio da parte. Ma non possono ributtare sulla strada decine di giovani. Questa non è una mia attività. Noi operiamo attraverso il mandato della chiesa».

Il centro “Bow7” è uno spazio di aggregazione con sale prova, sale ballo, campi da basket e da calcio. E’ un luogo di ritrovo, un punto di riferimento «per decine di ragazzi e per i poveri». «In tutti questi anni – continua il responsabile – c’è stata una totale assenza della diocesi. Nessuno è mai venuto a vedere cosa facevamo qui. Ci hanno emarginati. L’amministratore diocesano è venuto a luglio, dopo aver già preso la decisione. Davanti a 20 ragazzi e 40 poveri ha dato delle rassicurazioni. Ma niente è cambiato. A fine mese il centro chiude. Quel che avevano mantenuto due vescovi, Scatizzi prima e Bianchi poi, è stato fermato da un gruppo di 7 preti che avrebbero dovuto semplicemente gestire l’ordinario. Ci hanno trattati come pellai».

Don Carmignani scriverà anche a Papa Francesco. «Ha una sensibilità che molti preti non hanno» dice.

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