Il Tirreno

Pistoia

UN TOUR PER RISCOPRIRE L’OPERA DI BASSI

di Alessandro Suppressa

di Alessandro Suppressa È trascorso un anno dalla scomparsa di Giovanni Battista Bassi; in occasione di questa ricorrenza, mi sono chiesto quale poteva essere un modo appropriato per ricordarlo:...

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di Alessandro Suppressa

È

trascorso un anno dalla scomparsa di Giovanni Battista Bassi; in occasione di questa ricorrenza, mi sono chiesto quale poteva essere un modo appropriato per ricordarlo: desideravo sentirlo ancor più presente attraverso la visione delle sue opere.

Così, parto da via Puccini: la banca della Cassa di Risparmio di Porta Lucchese, che dialoga a distanza con il palazzo Vescovile; una lezione su come si può reinterpretare la storia in una chiave di contemporaneità. Sul viale Matteotti, passando accanto alla "Memoria Storica dedicata al sacrificio di Aldo Moro", oltre ogni riproposizione tradizionale del concetto di monumento. Entrando poi da via dei Pappagalli, subito di lato, un piccolo lotto con la Casa Balli la più bella architettura del Novecento a Pistoia. Nonostante gli anni trascorsi si rilegge con freschezza la lezione di Wright e di Scarpa. Questa opera ci ricorda che non è la dimensione dell'intervento a determinare il valore di un'architettura.

Da via Ippoliti Desideri, giungo in largo San Biagio nel quale emergono le bianche superfici plastiche del condominio denominato "La Nave"; immaginiamoci l'anonimato di questo slargo senza questa opera di Bassi.

Non molto distante, all'interno di un tessuto residenziale fatto di villette dove ognuno si è potuto sbizzarrire, giungo in via Mantegna davanti all'austero impianto di casa Morosi, nel quale Bassi evita ogni riferimento con il gusto del momento e ritrova il concetto originario del casolare, raccolto attorno alla scale centrale, proponendo un linguaggio compositivo del tutto innovativo.

Giungo alla chiesa di Vicofaro; la forza espressiva dei suoi fronti continui confluisce nell'eleganza e leggerezza delle soluzioni interne. La centralità dell'aula valorizza il ruolo dell'assemblea e la sua aspirazione a divenire comunità di fede.

Prendo la superstrada e giungo a San Felice nella chiesa - tenda incastonata ai piedi della collina; insieme ad un linguaggio architettonico aggiornato ritroviamo la memoria di spazi antichi come l'audacia delle strutture lignee, abside pensile, l'accenno al matroneo con la presenza delle scale che richiamano il fascino dei complessi conventuali.

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