Sicurezza
Trasferito a Pistoia il pm anticamorra
Ex procuratore aggiunto a Torre Annunziata, Raffaele Marino sarà giudice penale in tribunale
PISTOIA. Nuovo giudice penale al Tribunale di Pistoia. Si tratta del pm anticamorra Raffaele Marino, trasferito dalla procura di Torre Annunziata, dove ricopriva il ruolo di procuratore aggiunto.
Negli anni precedenti Raffaele Marino, 63 anni, napoletano, in magistratura dal 1978, era stato in servizio alla Dda di Napoli e si era occupato in particolare di inchieste riguardanti i clan del Vomero, Posillipo e della Sanità. Non solo. Aveva contribuito con la sua inchiesta a smantellare i vertici del clan Gionta di Torre Annunziata.
Dopo l'esperienza alla Dda, Marino era stato nominato procuratore aggiunto a Torre Annunziata, al fianco del procuratore capo Diego Marmo. Un nome apparso più volte in prima pagina il suo, fin da quando, in veste di giudice delle indagini preliminari, firmò l’ordinanza di custodia cautelare che portò in carcere Guillermo Coppola, procuratore di Diego Armando Maradona, negli anni in cui il numero 10 del Napoli finì nell’occhio al centro del ciclone per la sua dipendenza dalla cocaina.
Pur non occupandosi direttamente di inchieste sulla criminalità organizzata, alla procura di Torre Annunziata Raffaele Marino è stato fortemente impegnato nelle attività di contrasto ai clan. E per questo è stato oggetto anche di pesanti minacce. Nel 2010 gli furono recapitati per posta sette proiettili calibro 7.65. Nel plico, un biglietto in dialetto napoletano: “Se non la smetti di dare fastidio, questi proiettili saranno per te e per quelli che ti stanno intorno” c’era scritto con riferimento agli agenti della scorta. In quel periodo il magistrato era anche responsabile delle misure di prevenzione che intaccano i patrimoni dei clan camorristici.
Nel 2012 Raffaele Marino legò il proprio nome ad un altro caso eclatante, riaprendo le indagini sulla scomparsa della piccola Angela Celentano, svanita nel nulla il 10 agosto 1996 sul Monte Faito, durante una gita con la famiglia. Una decisione presa dopo che la famiglia Celentano ricevette dal Messico una email da parte di una ragazza, Celeste Ruiz, che dichiarava di essere Angela.
Nel giugno scorso, una tegola pesante sulla testa del pm napoletano: la procura di Roma ne ha chiesto il rinvio a giudizio per il reato di rivelazione del segreto d’ufficio. L’udienza preliminare si celebrerà ad ottobre. Secondo l’accusa, nell’ottobre 2010 Marino avrebbe rivelato ad un suo ex collaboratore, il brigadiere dei carabinieri Carmine Confuorto, l’esistenza di un’indagine su un avvocato e un imprenditore sospettati di collusioni con il clan dei Casalesi. Poco dopo aver incontrato nel suo ufficio il magistrato, il sottufficiale (in quel momento intercettato e, tre anni dopo, arrestato per soppressione di atti processuali) avrebbe comunicato ai due indagati l’esistenza dell’inchiesta.
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