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Pistoia

Camera di commercio, 2 milioni meno

Camera di commercio, 2 milioni meno

Nel 2015 tagliati del 35% gli introiti dei diritti camerali. Morandi: costretti a vendere la sede

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PISTOIA. Una riforma «da assecondare e gestire». Stefano Morandi, presidente della Camera di Commercio di Pistoia, non ritiene né opportuno né giusto che gli enti camerali facciano ostruzione alla legge di riforma in via di approvazione in Parlamento, il cui punto focale è il dimezzamento dei diritti camerali versati dalle imprese. Una sforbiciata netta, che grazie a un emendamento promosso dalla deputata Pd pistoiese Caterina Bini, sarà attuata in più anni anziché in un solo anno: il 35% nel 2015, che salirà al 40% nel 2016 e al 50% nel 2017. L’obiettivo finale è l’abolizione del diritto camerale, con l’esternalizzazione del registro delle imprese, ritenuto - come ricorda Morandi - «il miglior servizio della pubblica amministrazione italiana».

La Camera di Commercio incassa un milione e mezzo di diritti di segreteria e ben sei milioni di euro di diritti camerali dalle circa 40mila imprese associate. «Nel 2015 - informa Morandi - il bilancio si ridurrà di oltre due milioni di euro, per arrivare a tre nel 2017. Non saremo più in grado di elargire contributi e garantire la presenza nelle aziende partecipate non ritenute strategiche». Morandi cita i 500mila euro per il sostegno al mondo del credito (di cui 300mila ai consorzi Fidi), i 150mila euro ai Centri commerciali naturali, i 170mila euro per lo skipass all’Abetone, i 40mila euro per la rinata Arts & Crafts («li daremo ancora nel 2014, non nel 2015», annuncia), i 30mila per Visiting Pistoia, i 15mila per Toscana in bocca. A rischio la prosecuzione di Immagine Italia, fiera della biancheria per la casa nata per volontà della Cciaa di Pistoia, diventata negli anni punto di riferimento a livello nazionale. E la partecipazione al consorzio Uniser, da cui la Cciaa ha già annunciato il distacco. La presenza è forte: 110mila euro l’anno, il 22% delle quote insieme alla Provincia (altro ente destinato a lasciare per la riforma Delrio) e la Fondazione Caripit. «La nostra non è una scelta politica, vorremmo restare, ma potremmo farlo con un supporto “simbolico”, una cifra non superiore ai 10mila euro».

La riforma degli enti camerali «è condivisibile, ma con una scelta molto all’italiana si è pensato prima ai tagli. Gli obiettivi da perseguire dovrebbero essere due: il risparmio, e il servizio alle imprese, che così rischia di non essere più realizzabile. Le Camere di commercio resteranno, e con quali funzioni? Nessun ente locale ha le nostre professionalità. I 52 dipendenti pistoiesi sono preoccupati per il loro futuro. Potranno tutti essere riassorbiti in altri enti?».

Morandi lancia una provocazione che, per sua stessa ammissione, «non è poi così provocazione».

«Disponiamo di una bella sede su via Fedi, ma privati di funzioni cosa ce ne facciamo? A poche decine di metri si trova la sede dell’ex Banca d’Italia, vuota. Potremmo trasferirci lì, e affittare o mettere in vendita la sede di via Fedi». Con quegli introiti continuare a garantire i contributi per le iniziative portate avanti in favore delle imprese.

E un taglio ai compensi dei presidenti e dei consiglieri degli enti camerali? «Sono pronto a dare l’esempio - sostiene Morandi - anche se la cifra che si andrebbe a risparmiare è molto meno consistente di quel che è possibile pensare: prendo poco più di mille euro al mese». Potrebbe, ammette, essere ridotta la corposa assemblea dei consiglieri - ben 27 - ma la composizione dei consigli camerali è fissata dalla legge e solo una nuova norma nazionale potrebbe modificarla».

Tiziana Gori

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