Gioco
Rallenta la fuga dei pazienti pistoiesi
Sono sempre oltre 12.000 i ricoveri di residenti fuori dei confini dell’Asl 3. Ma c’è qualche segno di miglioramento
PISTOIA. Frena la corsa dei pistoiesi a ricoverarsi negli altri ospedali toscani (e non solo toscani). Aumenta, invece, il numero di pazienti che dal di fuori dei confini dell’Asl viene a farsi ricoverare all’ospedale di Pistoia. Lo dicono le ultime cifre fornite dall’Asl, che per i ricoveri al San Jacopo riguardano il primo trimestre di quest’anno, mentre, per le “fughe”, sono aggiornati alla fine dell’anno scorso.
Notizie positive, quindi, anche per le casse dell’Asl 3, chiamata a fine anno a “pagare il conto” alle consorelle toscane che hanno accolto pazienti pistoiesi. Un conto che nel 2012 (ultimodato disponibile) ha sottratto alla sanità pistoiese risorse per 26,7 milioni di euro.
Ma veniamo alle cifre più recenti. Intanto i ricoveri da fuori Pistoia. L’Asl fa sapere che nel primo trimestre 2014 sono stati 350 i cittadini non residenti che si sono ricoverati al San Jacopo, con una crescita del 31,6% sullo stesso periodo dell’anno precedente, quando i ricoverati furono 266. In particolare, per la prima volta dopo anni, hanno fatto registrare una maggiore “attrattiva” le aree chirurgica e materno-infantile, dove da tanto tempo si assisteva ad una mobilità dei pazienti verso altre province.
Dati altrettanto freschi sul fenomeno delle “fughe” non sono invece a disposizione, visto che il conteggio viene effettuato a livello annuale. Ma le ultime cifre a disposizione, quelle del 2013, segnalano che il fenomeno delle “fughe” non solo ha arrestato la propria crescita, ma ha addirittura fatto segnare una flessione, pari all’1,7%, con punte dell’8% per le cure oncologiche chemioterapiche e dell’8,7% per le attività di otorinolaringoiatria.
Insomma, la situazione sta migliorando. Ma indubbiamente il fenomeno delle “fughe” ha acquisto con il tempo una dimensione molto consistente e preoccupante, soprattutto perché una parte consistente dei ricoveri di pistoiesi “in trasferta” avviene per questioni sanitarie “ordinarie”, come una nascita, che ogni ospedale dovrebbe poter fronteggiare in modo soddisfacente. Diverso è, ad esempio, il caso di un’operazione chirurgica altamente specialistica, per la quale è comprensibile che ci si rivolga a centi universitari come Firenze, Siena o Pisa.
Ma quali sono le dimensioni esatte del fenomeno? Vediamo i dati riportati dal consigliere regionale Gian Luca Lazzeri (Più Toscana), in una sua polemica nota (vedi riquadro). Complessivamente, su 39.000 ricoveri di pistoiesi nel 2013, 12.355 sono avvenuti al di fuori dei confini dell’azienda sanitaria. In particolare, 7.031 non sono stati ricoveri in aziende ospedaliero-universitarie dell’Area vasta, ma in altre aziende sanitarie “ordinarie”. In particolare 1.637 verso l’Asl di Prato, 1.399 verso l’Asl 10 di Firenze, 3.193 verso Careggi. Se quest’ultimo numero è comunque giustificabile dalla maggiore specializzazione di alcuni reparti dell’ospedale del capoluogo regionale, altre situazioni segnalano nella maggior parte dei casi una preferenza (più o meno giustificata, ma questo è un altro discorso) verso la sanità non targata Pistoia.
Guardando alle specialità più colpite dalle “fughe” ci sono la chirurgia generale (35% del totale), ostetricia e ginecologia (27%), ortopedia (38%), recupero e riabilitazione (60%), oculistica (71%) e otorinolaringoiatria (60%). Insomma, un panorama preoccupante che gli ultimissimi dati iniziano a cambiare, ma per ora solo in piccola parte.
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