Il Tirreno

Pistoia

Catasto, popolari due case su tre

di Fabio Calamati

Viaggio dentro le strane cifre degli immobili pistoiesi. Valori bassi, uguale basse imposte

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PISTOIA. A scorrere le statistiche catastali, ci si potrebe immaginare Pistoia come un gigantesco quartiere Peep, con pochi alloggi residenziali e un gran numero di abitazioni economiche, fatte con materiali al risparmio e giusto i servizi indispensabili in dotazione.

Le cifre sono eloquenti. Le unità immobiliari classificate nella categoria A3 (abitazioni di tipo economico) sono infatti più di due su tre: in cifra assoluta, 29.639 su 43.896 totali (dati del 2012, gli ultimi disponibili). In percentuale fa il 67,4% del totale, un livello che nessun altro capoluogo di provincia toscano riesce a raggiungere. Il più vicino è Lucca, che però si ferma al 60,4%. Viene poi Arezzo, al 55,7%.La media nazionale prevede una presenza di case A3 e A2 (abitazione di tipo civile) più o meno simili: secondo il catasto, in Italia il 38,4% sono alloggi A2 e il 40,4 sono in A3.

Insomma, visto che a colpo d’occhio Pistoia presenta un panorama abitativo non troppo diverso da quello medio toscano e nazionale, ne segue che sono le classificazioni catastali ad essere distorte, con una presenza di abitazioni classificate “economiche che non trova riscontro nei fatti. Che è poi il tema sollevato anche – alcuni giorni fa – dalla ricerca del Sole 24 Ore, che metteva in risalto come Pistoia fosse la città d’Italia dove la distanza tra valore degli immobili ed estimi catastali sia la più grande, con i primi largamente superiori ai secondi.

In effetti le cifre del catasto non fanno che confermare questa sottovalutazione del patrimonio immobiliare targato PT. Tante case, insomma, al castato risultano valere meno di quanto sono realmente quotate sul mercato. «Che le rendite catastali pistoiesi siano basse è un dato noto», come ha dichiarato due giorni fa anche l’assessore al bilancio Daniela Belliti. E la riforma del catasto in arrivo «andrà finalmente a mettere in ordine i valori reali della situazione degli immobili pistoiesi, che non è mai stata aggiornata ed è frutto di stratificazioni successive, più che di una revisione che avrebbe dovuto fare l'Agenzia delle entrate».

Sul motivo per cui le rendite degli immobili pistoiesi siano così sottovalutate le opinioni sono molte. Probabilmente c’entra qualcosa la storia urbanistica della città: non sarà un caso che città tutto sommato simili, come Arezzo e Lucca, abbiano anch’esse una sovrabbondanza di abitazioni in classe A3.

La conseguenza più ovvia di questa situazione è la ricaduta sul gettito delle imposte sulla casa: ieri l’Imu, oggi anche la Tasi, che si calcolano sul valore degli alloggi. E infatti Pistoia, nonostante aliquote non inferiori agli altri capoluoghi, continua a far registrare una pressione fiscale abbastanza bassa. Le cose potrebbero cambiare in modo notevole se la riforma del catasto riuscirà ad avvicinare gli estimi ai valori di mercato degli immobili. Ne risulterebbe una stangata di proporzioni gigantesche per i proprietari di alloggi classificati A3. Ma l’assessore Belliti ha già assicurato che il Comune «riarticolerà le aliquote», considerando i nuovi valori degli estimi.

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