Sicurezza
Capecchi (Pdl): Comune, resisti al terrorismo fiscale
PISTOIA. «Affermare che la nostra città è tra quelle in Italia in cui si verifica il maggior divario tra valore di mercato e rendita catastale, è frutto di un calcolo semplicemente numerico che non...
PISTOIA. «Affermare che la nostra città è tra quelle in Italia in cui si verifica il maggior divario tra valore di mercato e rendita catastale, è frutto di un calcolo semplicemente numerico che non tiene conto delle condizioni reali del territorio, forse accentuato da coloro che vogliono giustificare qualche altro provvedimento vessatorio di natura fiscale, tanto cari ai governi degli ultimi anni».
L’affermazione è del consigliere comunale Pdl Alessandro Capecchi, che fa notare come gli estimi pistoiesi mediamente più bassi siano giustificati da una più bassa capacità di produrre reddito «in sintonia con la realtà economica locale, prevalentemente rurale ed evidentemente più modesta di quella di città turistiche, industriali o universitarie».
«Si deve osservare poi – continua – che non tutte le categorie catastali "soffrono" di questa discrasia tra rendita e valore; infatti nessuno fa rilevare in questo panorama di terrorismo fiscale, che le categorie come le A10 (uffici) e le C1 (negozi) o le C3 (laboratori) spesso presentano "valori catastali" superiori a quelli effettivi, per cui, in caso di compravendita, il contribuente è costretto a pagare un'imposta non dovuta pur di evitare contenziosi con il fisco.
«Inoltre, anche il passaggio dai vani ai metri quadrati è in realtà una forzatura, perché avere 8 vani di 15 mq è sempre meglio che averne 4 di 30! Basta chiedere ad un qualsiasi agente immobiliare per capire la differenza... E proprio a Pistoia, in mancanza di una revisione seria della realtà da parte degli organi preposti, fatta con criteri omogenei e prudenziali, il rovescio della medaglia si sta vedendo con accertamenti a tappeto sui contribuenti pistoiesi che hanno la necessità (o sentono il dovere) di presentare una denuncia al Catasto; l'Ufficio applica la rivalutazione singola delle rendite con una forma di giustizia sommaria fortemente sperequativa, che altera un sistema, forse portato al ribasso, ma omogeneo (per classi e zone omogenee) e solo per questo sicuramente più equo. Il Comune sotto questo profilo deve farsi davvero interprete e sentinella delle esigenze dei propri cittadini, e non accettare supinamente una riforma dall'alto che, per sua stessa natura, sarà altrimenti utile solo a fare cassa».
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