Il Tirreno

Pistoia

Picchiava da anni la moglie: arrestato

Picchiava da anni la moglie: arrestato

La donna, che abita a Pistoia nel quartiere delle Fornaci, ha chiesto aiuto alla polizia dopo l’ennesima violenza davanti ai due figlioletti

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Per la sua cultura e per la sua religione, sarebbe stato un tradimento di cui vergognarsi per tutta la vita denunciare il marito. E per questo aveva continuato a subire in silenzio le botte, le offese e le minacce, iniziate subito dopo il matrimonio, cinque anni fa. Solo nei mesi delle due gravidanze le violenze si erano attenuate. Per poi ricominciare, una volta nati i bambini, come prima, al minimo pretesto. Ma nel pomeriggio di martedì, 5 agosto, lei, 24 anni, nomade di origini bosniache, non ce l'ha fatta più. Picchiata per l'ennesima volta, ha chiesto aiuto alla polizia. Ora il marito, 25 anni, nomade di origini montenegrine, si trova in carcere, accusato, in base alla nuova legge sul "femminicidio", di maltrattamenti in famiglia, lesioni e violenza privata.

La coppia, residente al campo nomadi di via Nazario Sauro, è da tempo domiciliata in uno degli alloggi popolari delle Fornaci. È stato intorno alle 18 che la ragazza ha telefonato disperata alla polizia: "Aiutatemi, mi sta picchiando". La ragazza aveva "osato" non farsi trovare in casa quando il marito era tornato dal lavoro: era al piano di sopra, da una sua amica. Lui le aveva telefonato, l'aveva fatta scendere e l'aveva presa a botte. Davanti ai due figlioletti.

Sul posto sono accorse le volanti della questura ed è stato grazie alla professionalità degli agenti (addestrati a trattare queste specifiche situazioni con appositi corsi su stalking e violenza sulle donne) che, alla fine, la ragazza, mostrando i bernoccoli che aveva in testa, si è decisa a raccontare delle angherie che era costretta a subire a partire dal 2009.

Una reticenza, la sua, radicata a fondo, dettata dall'ambiente in cui è sempre vissuta, in cui vige una cultura in base alla quale l'uomo, il marito ha sempre ragione e la donna deve soltanto obbedire e tacere. Esemplare il gesto del marito, compiuto davanti agli stessi agenti, quando la ragazza ha preso il cellulare per avvertire i genitori di quello che stava succedendo: lui, per far vedere che in casa comandava lui, gliel'ha strappato di mano e ha spezzato la sim card affinchè non potesse telefonare (da qui l'accusa di violenza privata poi contestata).

Comunque, ai poliziotti, in particolare ad un'agente donna che è riuscita a conquistare la sua fiducia, la ragazza ha raccontato degli schiaffi, dei pugni, dei calci e delle minacce subiti in questi anni. E del fatto che non aveva mai voluto sporgere denuncia, né mai farsi medicare dopo le botte prese. Fondamentali, per confermare tali accuse, sono state perciò le testimonianze dei vicini di casa.

Su disposizione del pm di turno, l'uomo è stato perciò arrestato e portato in carcere in attesa dell'interrogatorio di convalida da parte del giudice.

Per la ragazza invece, in quanto irregolare sul territorio italiano (il marito invece è regolare), la questura ha avviato immediatamente la procedura che prevede la concessione del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale alle donne vittime di violenze o maltrattamenti in famiglia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web