Il Tirreno

Pistoia

Catasto, rischio stangata per i pistoiesi

ll Comune capoluogo primo in Italia nella classifica del Sole 24 Ore per il divario tra rendite e reali valori di mercato

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PISTOIA. Il valore catastale medio di un immobile nel Comune di Pistoia è di 73.117 euro, lo stesso immobile per il mercato ha una quotazione di 280.791 euro. Un divario del 284% che pone Pistoia in cima alla classifica del Sole 24 Ore sul rischio stangate nel futuro. Il perché è presto detto: l’imminente riforma del catasto si pone come obiettivo di riallineare le rendite ai valori reali degli immobili, quindi a Pistoia c’è da attendersi un “boom” degli estimi. Il problema è che Tasi ed Imu si pagano proprio sulla base di questi estimi, per cui in assenza di correttivi, la stangata per le famiglie pistoiesi è certa.

Che le rendite catastali siano basse, del resto, è cosa nota: «La situazione degli immobili pistoiesi non è mai stata aggiornata», sottolinea anche l’assessore al bilancio Daniela Belliti, che parla di un passaggio «da affrontare con grande serietà, a partire da un rapporto più serio e trasparente con l’Agenzia delle Entrate».

È bene precisare che si tratta, per il momento, di rincari solo potenziali: la riforma del catasto sta infatti partendo proprio adesso, dopo il via libera al primo decreto attuativo arrivato venerdì scorso dalla Commissione Finanze del Senato, e diventerà realtà nell’arco di 5 anni. La delega fiscale sancisce che la riforma deve garantire l’invarianza del gettito fiscale. A quale livello? Per quali tributi, e rispetto a quale anno d’imposta?, si chiede anche il Sole 24 Ore. Serviranno adeguamenti molto diversi della base imponibile tra un Comune e l’altro, fatto che potrebbe lasciare grandi margini di manovra ad alcuni sindaci per aumentare le imposte.

Quello che emerge dal confronto tra valori fiscali e quotazioni immobiliari mette in luce ampi divari tra una città e l’altra, frutto di estimi fermi da decenni e della contemporanea evoluzione del mercato immobiliare.

Se a Pistoia si pagano Imu e Tasi su una base imponibile media di 73mila euro e il valore medio stimato dal mercato è di 281mila euro, a Pordenone l’imponibile è di 126mila euro su un prezzo di mercato di 150mila.

Al primo posto di questa poco invidiabile classifica (per le conseguenze che potrebbe avere sulle tasche dei contribuenti pistoiesi) il Comune amministrato dal sindaco Samuele Bertinelli, seguito da Pesaro e Messina. La graduatoria elaborata dal Sole 24 Ore considera tutte le abitazioni accatastate nel gruppo A, e confronta i valori fiscali con i prezzi medi registrati dal Nomisma e aggiornati al secondo semestre 2013.

Destinato a cambiare volto anche il catasto di Lucca, quarto Comune in classifica, dove il valore catastale medio è di 91.738 euro e il prezzo di mercato di 323.437 euro, con un divario del 253%. Più giù gli altri Comuni capoluogo: Arezzo al 24° posto (divario del 147%), Siena al 26° (145%), Massa al 28° (145%), Grosseto al 33° (139%), Firenze al 35° (136%), Prato al 36° (133%), Pisa al 50° (116%), Livorno al 69° (93). Tutte sproporzioni che pongono comunque le città toscane nella prima parte di classifica.

Le case iscritte nelle categorie A/2 e A/3 pesano in media per l’80% del totale (sono rispettivamente le abitazioni civili e quelle di tipo economico): le prime hanno rendite catastali più alte ma spesso i valori di mercato sono identici. Quindi chi oggi possiede una A/3 beneficia di una sorta di sconto fiscale improprio rispetto a chi abita in una casa in categoria A/2, e quando la riforma sarà a regime rischia i maggiori rincari. Pistoia è al 7° posto per il divario (293%) tra valore catastale e quotazione di mercato delle abitazioni in A/3, che rappresentano ben il 64% delle abitazioni totali.

Tiziana Gori

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