Italia
Publiacqua, presto i conguagli agli utenti per le bollette sbagliate
Dal 2008 addebitati servizi inesistenti, ma c’è anche chi non ha pagato per tutti quelli che riceveva. Per i canoni di depurazione fantasma 2003-2008 resta il rimborso su richiesta. Intanto, il Comune di Pistoia attacca duramente il gestore
PISTOIA. Forse già dalla prossima bolletta, Publiacqua potrà iniziare a saldare i conti in sospeso con i propri utenti. Ci sono tante famiglie che hanno pagato più del dovuto negli anni dal 2008 in poi, perché risultavano fruitori di servizi in realtà inesistenti (il caso più frequente: il canone di depurazione pagato lo stesso anche se non si è collegati alla fognatura). Tante altre che, viceversa, hanno sfruttato servizi senza pagarli. Le prime si vedranno recapitare delle bollette alleggerite dai crediti, gli altri dovranno iniziare a pagare le differenze.
A essere sbagliate erano le bollette degli anni scorsi, Publiacqua però respinge le responsabilità addossandole agli archivi ereditati dai Comuni ormai una quindicina di anni fa (sotto la risposta del Comune).
Sull’entità delle cifre in ballo non si hanno ancora indicazioni precise: l’Autorità idrica toscana sta per ricevere un dossier da Publiacqua proprio sul quadro complessivo delle tariffe troppo alte o troppo basse. Si sa comunque che i maggiori interessati dovrebbero essere gli utenti del Valdarno e quelli del Pistoiese.
Per queste somme, comunque, l’Autorità idrica toscana (l’organismo che ha preso il posto dei singoli Ato) ha disposto che Publiacqua provveda automaticamente ai conguagli nelle bollette.
Resta diverso, invece, il meccanismo per i rimborsi 2003-2008 della cosiddetta “depurazione fantasma”, cioè i canoni di depurazione che Publiacqua aveva chiesto di pagare anche alle famiglie non allacciate alla fognatura. Nel 2008 la Corte costituzionale sancì l’illegittimità della richiesta e l’obbligo di restituire quelle somme. Cosa che l’azienda ha iniziato a fare, non però direttamente in bolletta, ma solo su richiesta degli interessati (a decidere così fu dell’Autorità di ambito Medio Valdarno del giugno 2010), meccanismo che a tutt’oggi rimane in funzione. A gennaio erano 12.216 gli utenti che dovevano ancora richiedere indietro le somme dovute, le quali ammontavano a 2,7 milioni.
Il Comune di Pistoia si difende e attacca il gestore. "L'amministrazione precisa che il Comune di Pistoia, come tutti gli altri Comuni gestiti da Publiacqua, ha fornito la banca dati degli utenti al gestore idrico nel 2002, all'inizio della concessione del servizio. Evidentemente Publiacqua non ha ritenuto in 12 anni di fare una verifica puntuale sulle utenze e sulle reti. Peraltro risulta che ci sono casi che risalgono a dopo il 2008, cioè dopo la sentenza della Corte Costituzionale, è dunque evidente che Publiacqua non ha verificato la correttezza dei dati in possesso. Il gestore idrico non può scaricare il problema addossandolo ai Comuni. La situazione dei rimborsi agli utenti non allacciati alla fognatura riguarda in particolar modo i Comuni di Agliana e Quarrata, ma anche la piana del territorio comunale di Pistoia. E la questione è emersa proprio perché gli utenti facevano istanza di rimborso, non essendo allacciati alla fognatura, e questa veniva respinta. L'Autorità idrica Toscana ha chiesto a Publiacqua una relazione dettagliata al riguardo, e la relazione doveva essere consegnata entro il 31 luglio al fine di individuare tutte le utenze non allacciate e quindi gli aventi diritto al rimborso".
La nota del Comune prosegue. "Dopo la sentenza della Corte Costituzionale nel 2008, Publiacqua avrebbe dovuto attivare non solo i rimborsi ma anche i controlli a tappeto per verificare chi fosse e non fosse allacciato alla rete fognaria. Così non è stato e quindi anche dopo il 2008 continuano ad esserci casi di utenti tassati ingiustamente, che vanno sommati a tutti gli altri. Inoltre bisogna anche precisare che è prematuro affermare che il mancato ricavo dagli ulteriori rimborsi (cioè anche quelli dopo il 2008) dovrà essere spalmato su tutte le tariffe perché su questo punto dovrà intervenire o la legge o una delibera dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas".
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