Sicurezza
Giostra dell’Orso: «Cavalli meno veloci e meglio preparati»
PISTOIA. Il rilancio della Giostra dell’Orso passa soprattutto dalla rinuncia ai purosangue. È di questo avviso, infatti, la maggior parte dei lettori, a cui abbiamo chiesto di indicarci delle...
PISTOIA. Il rilancio della Giostra dell’Orso passa soprattutto dalla rinuncia ai purosangue. È di questo avviso, infatti, la maggior parte dei lettori, a cui abbiamo chiesto di indicarci delle soluzioni per rilanciare l’evento. «In passato sono stato presidente del rione del Leon d'Oro - scrive Marco Vignali - e otto anni fa ho fondato la scuola italiana di Horsemanm, una scuola che insegna a comunicare con i cavalli nel rispetto e nella fiducia reciproca. Lavoro con i cavalli 12 ore al giorno e so bene quanto sono fragili psicologicamente e quanto questo possa incidere sui rischi di un incidente». Vignali prosegue. «In piazza del Duomo ho fatto le prove e sono consapevole dei rischi che si corrono: la pista è piccola e sicuramente assolutamente non adatta ai purosangue. Ma nemmeno ai mezzosangue: ma la maggior parte del pubblico vuole lo spettacolo e la velocità è uno spettacolo. Mi è stato detto che una volta si correva la Giostra dell'Orso con i cavalli che venivano usati per tirare i barrocci (cavalli meso brachimorfi). Io credo nelle tradizioni e non penso che abolire la Giostra dell'Orso sia giusto, sarebbe una sconfitta per tutta la città. Perché allora non correre con cavalli meno veloci, ma più sicuri? Perché non improntare lo spettacolo sulla precisione e non sulla velocità?» Domande a cui Vignali aggiunge un’altra riflessione. «Non meno importante è la preparazione sia fisica che mentale: i cavalli andrebbero preparati da metà aprile e portati al 25 luglio con una progressione di lavoro idonea allo sforzo soprattutto psicologico.Oggi un cavallo preparato alla perfezione mentalmente è in grado di ottenere eccellenti risultati e i rischi di incidenti è pari a zero: la mia scuola ha circa 600 allievi e in 8 anni ho lavorato circa 8500 cavalli. Non abbiamo mai avuto un nostro allievo che è caduto da cavallo e non abbiamo mai avuto un cavallo che ha avuto un incidente, questo ha prova che se si vuole puo' coesistere spettacolo e sicurezza».
Cavalli mezzosangue è la ricetta che indica Massimo Franceschi. «La regola per rilanciare la Giostra - scrive Franceschi - deve essere quella dell’utilizzo di cavalli mezzosangue certificati. Riguardo allo svolgimento, non può essere una manifestazione lunga e noiosa come l'attuale. Deve avere un tempo ridotto casomai sorteggiando le semifinali tra 2 rioni (formula 2 su 3) e la finale tra i vincenti. Gara unica per creare più fascino».
Sulla nostra pagina Facebook, Lorenzo Giacomelli spiega: «A Siena sono dieci anni che si corre con solo mezzosangue: basta adattarsi. Poi l'episodio può sempre capitare, ma per cominciare a cambiare qualcosa e prevenire incidenti può essere una soluzione».
Per Fausto Carli, invece, è meglio mettere da parte per sempre i cavalli. «Come cittadino pistoiese - scrive Carli -faccio notare che tutti sapevano. Il Blues era durato troppo, i tempi per la creazione della pista in terra battuta in piazza erano troppo stretti e anche le prove si erano svolte per poche ore e di passo, non al trotto, in un pomeriggio misto acqua. Non è colpa dei cavalli purosangue: fosse stato mio non ci avrei fatto correre nemmeno un mulo. Quindi basta per sempre con questa caricatura medievale che nulla ha di storico».
Il dibattito prosegue. Diteci la vostra con un post sulla pagina Facebook Il Tirreno Pistoia o con una mail a pistoia.it@iltirreno.it.
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