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Pistoia

Braccialetti elettronici sulle spalle di polizia e carabinieri

Braccialetti elettronici sulle spalle di polizia e carabinieri

La denuncia del Sap di Pistoia: investigatori gravati da controlli e pratiche burocratiche. In Toscana un solo tecnico autorizzato all’installazione

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PISTOIA. In teoria avrebbe dovuto contribuire a combattere il cronico sovraffollamento delle carceri. Ma nella realtà, il braccialetto elettronico, è diventato solo un altro peso che è andato a gravare sulle spalle di poliziotti e carabinieri, già alle prese con il fardello dei tagli alle spese per la sicurezza. Sì perché il legislatore ha guardato bene di delegare alle forze dell’ordine – nella maggior parte dei casi gli stessi reparti investigativi che, con le loro indagini, consentono gli arresti – tutte le pratiche burocratiche e i controlli che comportano l’applicazione del rilevatore di posizione a coloro che vengono messi agli arresti domiciliari o che scontano la pena detentiva a casa.

La denuncia per una situazione che anche a Pistoia è diventata insostenibile, a poco più di tre mesi dal primo braccialetto elettronico fissato alla caviglia di un arrestato, arriva dal Sap, il Sindacato autonomo di polizia. E il segretario provinciale Andrea Carobbi Corso sottolinea anche un altro problema: in tutta la Toscana esiste un solo tecnico autorizzato dalla Telecom – che gestisce il servizio – al montaggio dei braccialetti elettronici; e deve garantire le proprie prestazioni a tutta la regione e per tutte le forze della polizia.

Difficilmente, perciò, a Pistoia può essere rispettato quel termine di 4 giorni dalla notifica del provvedimento restrittivo che fu concordato il 14 aprile scorso in un vertice a palazzo di giustizia tra presidente del Tribunale e rappresentanti di giudici, procura e forze dell’ordine. A maggior ragione in considerazione del fatto – denuncia il Sap – che spesso, dato il loro esiguo numero, i braccialetti non sono subito disponibili.

«I tagli alla sicurezza – lamenta il segretario Carobbi Corso – hanno portato ad una diminuzione del personale della polizia di Stato ed il ricorso al braccialetto elettronico è andato a gravare pesantemente sull'operato degli uomini in divisa, che per questo motivo sono distolti dalle attività investigative e non possono più dedicarsi alle indagini come in passato».

Come ricordato, infatti, l’ac cordo del 14 aprile prevede che le procedure per arrestati in flagranza, indiziati fermati e indagati sottoposti alla misura cautelare dei domiciliari debbano essere espletate dallo stesso ufficio che ha eseguito gli arresti: in sintesi, solo polizia e carabinieri, visto che nella nostra provincia le altre forze dell’ordine non se ne possono occupare per mancanza di strumenti tecnici e personale.

E a polizia e carabinieri spetta poi tutta la gestione dei successivi controlli e allarmi. Così come quella dei permessi di allontanamento da casa, ad esempio, per un interrogatorio in tribunale: gli stessi investigatori si dovranno occupare di comunicare via email alla Telecom gli orari dell’allontanamento da casa, così come al termine della misura restrittiva dovranno contattare l’azienda per la rimozione del braccialetto, da eseguire poi alla loro presenza perché dovranno verbalizzare le operazioni.

«Il braccialetto elettronico – sottolinea Carobbi Corso – è uno strumento che a nostro parere potrebbe essere valido ed utile se con l'impiego dello stesso non si volesse sostituire la detenzione in carcere e soprattutto se fosse stato previsto personale da impiegare nella gestione dal punto di vista burocratico delle pratiche connesse. Infatti accade purtroppo che siano proprio i poliziotti - quelli che hanno eseguito le indagini e che hanno portato alla misura restrittiva - a dover gestire tutte le pratiche burocratiche, che ovviamente sono necessarie, con Telecom, con gli uffici dei tribunali e con il tecnico che interverrà».

Dello stesso avviso è il portavoce nazionale del Sap, Massimo Montebove: «Una situazione che in Toscana è diventata intollerabile. È impensabile pensare di fare le nozze coi fichi secchi. Un solo tecnico in tutta la regione per la gestione dei braccialetti elettronici crea lentezze e problemi pratici infiniti. Non solo. C'è anche un aggravio di lavoro da parte di chi esegue le misure cautelari, cioè gli uffici operativi e investigativi che quindi vengono distolto dalle indagini e dal controllo del territorio, a causa della nota e irrisolta carenza di organico. Una coperta cortissima che ora rischia di strapparsi. Dal Ministero nessuna risposta o solo promesse non mantenute. Anche per questo per il Sap sarà un'estate di mobilitazione, ed è già partita l'operazione piazza permanente». (m.d.)

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