Il Tirreno

Pistoia

«Siamo abbandonati, faremo una serrata per farci ascoltare»

di Elisa Valentini

Gli albergatori di Cutigliano protestano per i tanti servizi che scompaiono e per il disinteresse delle istituzioni

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CUTIGLIANO. «Chiudiamo oggi per non chiudere domani». Giuliano Tonarelli, titolare dell’hotel Villa Patrizia di Cutigliano, lancia un’iniziativa di protesta contro l’abbandono della montagna da parte delle Istituzioni. «Una serrata degli esercizi commerciali da Le Piastre all’Abetone per una intera giornata– spiega Tonarelli – una protesta eclatante è l’unico modo per destare l’attenzione di chi ci governa. Così non si può andare avanti. Quest’estate tutti gli operatori si lamentano di un calo di presenze, certo dovuto al maltempo e alla crisi, ma anche ai tagli ai servizi e mancati investimenti che penalizzano il nostro territorio. Dalle Poste, alle banche soppresse; dall’ospedale alla viabilità, ancora quella di fine ‘700, ai giornali che non arrivano più in alcuni paesi. Ogni esercizio commerciale ha difficoltà a sopravvivere, tartassato da tasse e burocrazia». «Ho inviato la mia proposta ai rappresentanti di forze politiche, associazioni di categoria, diversi consiglieri comunali e l’ho esposta ad alcuni colleghi – prosegue Tonarelli –ma nessuno ha il coraggio di passare al concreto. Forse si sta ancora troppo bene?» Cosa che non si direbbe, osservando l’andamento turistico di questa stagione estiva. Gli albergatori intervistati parlano di presenze e prenotazioni in discesa rispetto al 2013. «In genere siamo positivi, ma stavolta non ci riusciamo – ci dicono dall’hotel Regina di Abetone –il tempo finora non ci ha aiutato. Non ci resta che sperare in un bell’agosto». «Una stagione sottotono – spiega Clarissa Tonarelli dell’hotel Primula - nella prima metà luglio non abbiamo mai lavorato molto, ma quest’anno le prenotazioni dal 15 luglio sono calate ulteriormente». Alcuni albergatori si lamentano delle poche infrastrutture e iniziative sul territorio, fattore che accentua la meteoropatia dei turisti. «Non ci sono vere alternative al trekking in estate – proseguono dall’hotel Regina - come anche allo sci in inverno. Quando è brutto tempo, cosa dovrebbero fare i turisti? Se fossimo attrezzati, potremmo allungare la stagione estiva fino a 3 mesi, anziché 15-20 giorni di vero lavoro come adesso». Prenotazioni stanche e telefoni che non squillano anche nelle altre località montane: il numero di clienti in molte strutture è attualmente inferiore a 10. «Dal 1° al 15 luglio abbiamo lavorato pochissimo – spiegano dall’hotel Franceschi di Gavinana – i nostri clienti sono per lo più anziani e, quando il tempo è brutto, talvolta preferiscono rimanere a casa e risparmiare la pensione». «Investo ogni anno migliaia di euro in pubblicità – riprende Giuliano Tonarelli –ma non c’è ritorno. In luglio, nel mio albergo, abbiamo aumentato le presenze grazie ai campi sportivi giovanili che accogliamo a prezzi stracciati. Finora, tramite i portali internet, ho ricevuto solo 6 richieste di clienti individuali e sabato sera avrò il albergo 10 anziani, oramai clienti storici. Per Ferragosto ho ancora metà camere libere. Il tempo influisce per il 70-80% - prosegue – ma la colpa è anche della disorganizzazione e disinformazione che regna sulla nostra montagna dove i 4 comuni non riescono nemmeno a redigere un programma della manifestazioni unificato ed i volantini di ogni comune sono introvabili negli altri. Finché non ci promuoveremo tutti insieme, creando anche infrastrutture a servizio di tutta la montagna, le cose peggioreranno».

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