Gioco
Moretti è convinto: «A ottobre il cda valuterà le offerte»
PISTOIA. Mentre a Pistoia è scontro tra azienda e lavoratori sulla presenza di amianto nel comparto centrale, alla fiera aerospaziale di Farnborough (Londra) il nuovo amministratore delegato di...
PISTOIA. Mentre a Pistoia è scontro tra azienda e lavoratori sulla presenza di amianto nel comparto centrale, alla fiera aerospaziale di Farnborough (Londra) il nuovo amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti, chiarisce qualche punto del suo programma: «Il presidente del Consiglio - ha detto Moretti - mi ha chiamato dicendomi: c’è la più grande industria del Paese che ha bisogno di essere risanata. Finmeccanica deve essere riposizionata, rivitalizzata». E Moretti ha accettato la sfida: «Di buon grado», aggiunge.
Ora guida un gruppo con 16 miliardi di ricavi e 63mila dipendenti. Ma le risorse a disposizione sono poche. Su cosa puntare? Moretti conferma che la nuova Finmeccanica si concentrerà su difesa e sicurezza, e quindi aeronautica, elettronica, spazio. «Siamo pronti a vendere Fata - afferma - mentre su AnsaldoBreda decideremo in ottobre».
«A fine mese - conferma l’ad - sarà chiusa la data room (la fase di spiegazione dei conti ai compratori, ndr), poi chiederemo le offerte vincolanti. A settembre dovremmo avere le offerte, e penso che in ottobre il consiglio di amministrazione potrà valutare e decidere».
E se ottobre sarà il tempo delle decisioni, lo stabilimento pistoiese vive giorni febbrili per l’incubo amianto. Questione su cui interviene anche il deputato pistoiese del Pd, Caterina Bini. «È comprensibile la preoccupazione dei lavoratori. La sicurezza e la salute devono essere garantite. L'auspicio è che in queste ore si trovi un'intesa tra azienda e lavoratori, in grado di tutelare tutti. Uno sciopero ad oltranza, come paventato in queste ore, non aiuterebbe certo la già difficile situazione aziendale. Per questo se, come sostiene l'azienda, non ci sono problemi per la salute e la sicurezza, siamo convinti che qualcuno potrà certificarlo a tutela delle maestranze. Se così non fosse - chiosa Bini - significherebbe che le cose non sono così chiare e non sarebbe un bene per nessuno».
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