Il Tirreno

Pistoia

Ma il Pistoia Festival è ancora blues? Si riapre il dibattito

di Eleonora Ferri
Ma il Pistoia Festival è ancora blues? Si riapre il dibattito

Sangiorgi (Negramaro): non un genere ma un’attitudine Tafuro è d’accordo, Becattini meno, «ma va bene così»

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. «Evviva il blues, che non è solo un genere musicale ma un’attitudine». Con queste parole Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro, saluta il pubblico di piazza Duomo in chiusura del concerto di giovedì. Concerto che ha aperto la 32esima edizione del Pistoia Blues, registrando circa seimila presenze. Una affermazione, quella dei Negramaro, che sembra fatta apposta per rilanciare una delle polemiche più frequentate degli ultimi anni attorno all’appuntamento dell’estate pistoiese. Ovvero: al festival blues, di blues è rimasto solo il nome?

Il genere musicale è quello della malinconia per eccellenza, di quella indefinita tristezza che corre sulle note fino a trasformarsi in energia pura: lo dice il nome, che deriva da ”to have the blue devil” (avere i diavoli blu, colore in inglese associato alla tristezza). Ma se questo è vero, che c’entra con questa musica il pop dei Negramaro?

In realtà di “diavoli del blues” sul palco di piazza Duomo ne sono passati tanti. Ma negli ultimi anni, la musica è cambiata. Il Pistoia Blues è uno dei festival che hanno segnato la storia della musica italiana. E come la maggior parte delle grandi manifestazioni musicali nazionali ha vissuto momenti di crisi e cambiamenti, soprattutto negli ultimi anni. Basti pensare all’Arezzo Wave, al Rototom (emigrato in Spagna) e molti altri che sono scomparsi o cambiati radicalmente. E la manifestazione pistoiese pare aver scelto, negli anni, di non evolversi solo come un festival di settore. Con tutti i pro e i contro che questa scelta comporta.

«Sono d’accordo con quello che ha detto Sangiorgi, il blues è anche un’atmosfera oltre che un genere musicale – spiega Giovanni Tafuro, fondatore e organizzatore del Pistoia Blues – i grandi nomi del blues purtroppo sono rimasti pochi, sono quasi tutti scomparsi. I giovani sono poco conosciuti, quindi per fare un festival blues come vorrebbero i “puristi”, saremmo costretti a farlo, per esempio, in uno spazio ridotto come al Teatro Bolognini, e diventerebbe un evento di settore. Il Pistoia Blues è invece una manifestazione che guarda alla musica di qualità in generale».

Nel cartellone del festival, osserva l’organizzatore, rimane sempre qualcosa di blues. «Il gruppo che salirà sul palco prima di Robert Plant per fare un esempio, i North Mississipi Allstars, sono molto blues».

«Il blues è una musica etnica che ha attraversato molti continenti, è un genere potentissimo – spiega invece Nick Becattini, cantante e chitarrista pistoiesissimo ma con l’anima e le dita piene di blues – e può essere preso anche come uno stato d’animo, come succede spesso nella musica popolare. È una visione molto europea, questa. Poi come genere ha un linguaggio ben preciso. Il Pistoia Blues ha il nome, la tradizione e il coraggio di andare avanti, anche con spettacoli musicali di vario tipo e mi fa piacere che vada avanti».

«Purtroppo i grandi bluesmen del passato sono rimasti pochi – continua il musicista – la generazione di mezzo ci vorrebbe più coraggio per proporla, ma in generale al festival pistoiese continuano a esserci gruppi blues».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web