Il Tirreno

Pistoia

Pistoia blues o non blues? Una frase di Giuliano Sangiorgi riaccende il dibattito

di Eleonora Ferri
Pistoia blues o non blues? Una frase di Giuliano Sangiorgi riaccende il dibattito

Il leader dei Negramaro, alla fine del concerto in piazza Duomo, ha detto: «Il blues non è solo un genere musicale, ma un’attitudine». Nick Becattini: «Il vero blues è in via d’estinzione, ma il festival di Pistoia ne conserva comunque l’impronta» - VAI AL RACCONTO MULTIMEDIALE

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PISTOIA. «Evviva il blues, che non è solo un genere musicale ma un’attitudine». Con queste parole Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro, saluta il pubblico di piazza Duomo in chiusura del concerto di giovedì. Concerto che ha aperto la 32esima edizione del Pistoia Blues, registrando circa 6mila presenze.

I Negramaro, con questa frase, toccano però una delle polemiche più chiacchierate degli ultimi anni: al festival blues, di blues è rimasto solo il nome? Il genere musicale della malinconia per eccellenza, di quella indefinita tristezza che corre sulle note fino a trasformarsi in energia pura: lo dice il nome, che deriva da ”to have the blue devil” (avere i diavoli blu, colore in inglese associato alla tristezza). E di “diavoli del blues” sul palco di piazza Duomo ne sono passati tanti. Ma negli ultimi anni, la musica è cambiata. Il Pistoia Blues è uno dei festival che hanno segnato la storia della musica italiana. E come la maggior parte delle grandi manifestazioni musicali nazionali ha vissuto momenti di crisi e cambiamenti, soprattutto negli ultimi anni. Basti pensare all’Arezzo Wave, al Rototom (emigrato in Spagna) e molti altri che sono scomparsi o cambiati radicalmente.

E la manifestazione pistoiese ha scelto, negli anni, di non evolversi solo come un festival di settore. «Sono d’accordo con quello che ha detto Sangiorgi, il blues è anche un’atmosfera oltre che un genere musicale – spiega Giovanni Tafuro, fondatore e organizzatore del Pistoia Blues – i grandi nomi del blues purtroppo sono rimasti pochi, sono quasi tutti scomparsi. I giovani sono poco conosciuti, quindi per fare un festival blues come vorrebbero i “puristi” potremmo farlo per esempio al Teatro Bolognini, e diventerebbe un evento di settore. Il Pistoia Blues è invece una manifestazione che guarda alla musica di qualità in generale».

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(Nella foto Nick Becattini al Pistoia Blues del 2009)

Nel cartellone del festival rimane sempre qualcosa di blues: «il gruppo che salirà sul palco prima di Robert Plant per fare un esempio, i North Mississipi Allstars, sono molto blues». Il blues come atmosfera? «Il blues è una musica etnica che ha attraversato molti continenti, è un genere potentissimo – spiega Nick Becattini, cantante e chitarrista blues – e può essere preso anche come uno stato d’animo, come succede spesso nella musica popolare (è una visione molto europea). Poi come genere ha un linguaggio ben preciso. Il Pistoia Blues ha il nome, la tradizione e il coraggio di andare avanti, anche con spettacoli musicali di vario tipo e mi fa piacere che vada avanti. Purtroppo i grandi bluesman del passato sono rimasti pochi – spiega il musicista – la generazione di mezzo dovrebbe avere più coraggio per proporla, ma in generale al festival pistoiese continuano a esserci gruppi blues».

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