Il Tirreno

Pistoia

È allarme sexting tra gli adolescenti

di Massimo Donati
È allarme sexting tra gli adolescenti

Foto e video a sfondo sessuale condivise dagli ex fidanzatini, poi denunciati per diffusione di materiale pedopornografico. La questura: fenomeno in crescita

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PISTOIA. Può essere tradotta in italiano con “autoscatto”, e indica una fotografia di se stessi realizzata  con uno smartphone o un tablet e condivisa sui social network. Secondo l’Oxford Dictionary, nel 2013, “Selfie” è stata la più usata tra le oltre 150 milioni di parole inglesi monitorate nel mondo del web. La moda sembra  innocua e divertente ed è diventata talmente virale da  aver contagiato anche tanti, che non riescono a fare a meno di condividere le loro foto a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza pudori, persino in bagno. Ma il pericolo è in agguato, soprattutto perché i primi smartphone arrivano sempre più presto nelle mani dei giovanissimi. E praticamente tutti gli adolescenti ne possiede uno. Ed è per questo che ormai è allarme “sexting”. Anche a Pistoia.

Il termine “sexting” deriva dall’unione delle parole inglesi “sex” (sesso) e “texting” (pubblicare testo), e può essere definito come lo scambio e la condivisione di immagini, testi o video a sfondo sessuale tramite sms, posta elettronica, mms o qualsiasi altro tipo di  invio digitale, da Facebook a Whatsapp. Dallo scorso febbraio sono già cinque i casi seguiti dalla polizia nella nostra provincia di ragazzine finite alla pubblica gogna a causa delle immagini intime inviate al fidanzatino di turno che poi ha visto bene di condividerle con gli amici, magari dopo la fine della relazione. E non si è trattato solo di foto in posizioni sexy e provocanti, ma di autoscatti senza veli e, in alcuni casi, di video girati durante momenti intimi che poco hanno da invidiare ai film porno veri e propri. I

mmagini, comunque, che, come detto, le ragazze degli episodi su cui indaga la questura di Pistoia, quasi tutte attorno ai 15-16 anni, hanno condiviso con i fidanzati non immaginando neppure l’uso che poi questi ne avrebbero fatto. Come detto, cinque casi in meno di cinque mesi, l’ultimo, nella seconda metà di giugno, a Montecatini. Tutte le volte sono stati i genitori della ragazzina svergognata sul web a presentarsi alla polizia per sporgere denuncia. Alla base di tutto c’è l’ingenuità: gli adolescenti non colgono i pericoli del sexting, lo percepiscono come un gesto goliardico tanto che quasi il 50% degli adolescenti italiani confessa di non considerare il ”sexting” una pratica rischiosa. Invece lo è, tanto per la vittima quanto per coloro che pensando di non fare niente di male rendono pubblico quello che ai sensi di legge è del vero e proprio materiale pedopornografico.

Al termine di tutte le indagini portate avanti dalla Squadra mobile pistoiese, sono infatti scattate delle denunce al Tribunale dei minorenni di Firenze per i reati di diffusione e detenzione di materiale pedopornografico, per i quali anche coloro che non sono maggiorenni possono essere processati e condannati se hanno compiuto i 14 anni. Ad essere denunciati sono stati tutti e cinque gli, ormai ex, fidanzati e anche alcuni degli amici che una volta ricevuti filmati o foto gli hanno condivisi a loro volta con altri adolescenti. I ragazzi sono stati individuati dagli investigatori analizzando i cellulari o i computer sequestrati al fidanzatino di turno: anche se messaggi o altro vengono cancellati, è infatti per la polizia sempre possibile ricostruirli e risalire ai destinatari. E anche analizzando le immagini recuperate sul web è possibile risalire ai numeri telefonici attraverso cui sono stati diffusi.

Fondamentale, per la polizia, la prevenzione per quanto riguarda i rischi legati alla dilagante diffusione del fenomeno del sexting, sia per evitare alle ragazze choc che potrebbero segnarle per tutta la vita o farle diventare vittime di cyber bullismo, sia per mettere al corrente i ragazzi dei rischi legali a cui vanno incontro con quello che ritengono un semplice click. Sono soprattutto i genitori che dovrebbero spiegare all’adolescente che una persona (un amico, un fidanzatino…) che si considera di fiducia può decidere di diffondere il materiale compromettente e procedere magari anche ad un eventuale ricatto. Per non parlare poi che certe condivisioni possono essere terreno fertile per i pedofili, che spesso agganciano gli adolescenti tramite i social network, ne conquistano la fiducia, si fanno spedire materiale a sfondo sessuale e poi li ricattano con richieste sempre più pressanti.

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