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«L’invaso ai Laghi Primavera non aiuterà la Piana»
PISTOIA. Un progetto fatto male, un intervento insensato. Legambiente Pistoia e la Rete dei Comitati per la salvaguardia del territorio(Asor Rosa) hanno presentato ieri le osservazioni sul progetto...
PISTOIA. Un progetto fatto male, un intervento insensato. Legambiente Pistoia e la Rete dei Comitati per la salvaguardia del territorio(Asor Rosa) hanno presentato ieri le osservazioni sul progetto della costruzione della cassa di espansione ai Laghi Primavera a Pistoia, che comprende anche quello dell’approvvigionamento idropotabile al bacino di Gello.
Un progetto questo, partito anni fa e arrivato ad oggi dimezzato negli investimenti (da 32milioni di euro a 15milioni). Antonio Sessa di Legambiente Pistoia e Mauro Chessa, presidente della rete dei comitati lanciano l’allarme. «Un intervento insensato, invasivo – spiega Mauro Chessa – prima di tutto per la criticità della struttura da realizzare, fortemente impattante. Poi il progetto è pieno di inesattezze».
La cassa di espansione (un’opera idraulica fatta per ridurre la portata di un corso d’acqua durante le piene, tramite lo stoccaggio temporaneo di parte del volume dell'onda di piena) dovrebbe essere costruita ai Laghi Primavera con la funzione della messa in sicurezza idraulica del territorio (fino alla piana). «Il progetto è stato modificato – spiega Sessa – e chiediamo che torni in consiglio comunale. Inoltre, chiediamo che i cittadini siano informati tramite incontri pubblici, su quello che accadrà intorno a loro (probabilmente tra pochi mesi)».
Secondo le osservazioni di Legambiente e rete dei comitati (saranno presentate alla conferenza dei servizi di domani), sono molti i punti su cui «si è deciso di risparmiare: inizialmente il ripristino del bacino di Gello prevedeva 900mila metri quadri e adesso siamo arrivati a 300mila, inoltre saranno circa 80 i mezzi pesanti per i lavori, che passeranno ogni giorno da Sarripoli a Torbecchia e che non avranno una strada dedicata. Mentre per quanto riguarda le casse di espansione, nel progetto stesso si legge una cosa che fa venire i brividi: che gli argini dell’Ombrone sono labili».
Un piano accolto favorevolmente dai comitati residenti della Piana, dove il problema della sicurezza idraulica si fa sempre più pressante. «L’efficacia di questo progetto per la Piana potrebbe essere nulla, o anche peggiorare. La cassa di espansione abbassa la piena, ma la protrae in lunghezza e quindi ci sarà più ristagno. E il problema ricorrente della Piana è il ristagno dell’acqua. La piena potrebbe essere ridotta anche facendo lavori al bacino dell’Ombrone, a monte».
«A nostro avviso le casse di espansione non sono necessarie, non mettono in sicurezza la Piana», spiega Sessa. A testimoniare il punto di vista di chi si troverà nel bel mezzo della costruzione della cassa di espansione, Paolo e Luigi Noci: proprietari della casa colonica che verrà «circondata su tre lati, dall’argine della cassa di espansione alto 8metri e che dista una decina di metri dall’abitazione. Sarà invivibile e invendibile», spiegano i proprietari.
Eleonora Ferri
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