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Accusato di furto, l’ex sindaco di Pistoia patteggia la pena
Renzo Berti era accusato di aver rubato il modellino di una macchinina in un supermercato, sfilandolo dalla confezione che ne conteneva altri tre per un valore complessivo di 9 euro e 90 centesimi
PISTOIA. Due mesi e venti giorni di reclusione più 120 euro di multa e sospensione condizionale della pena. E’ questa la pena patteggiata dall’ex sindaco di Pistoia, Renzo Berti, davanti al giudice Emanuela Francini, nel processo che lo vedeva imputato per furto aggravato di una macchinina.
L'ex primo cittadino era accusato di aver rubato, il 2 dicembre 2012, un modellino di auto e di esserselo infilato in una tasca, per poi rimettere al suo posto su uno scaffale la confezione che conteneva altre tre macchinine: costo complessivo, 9 euro e 90 centesimi. Il furto gli era stato contestato dal personale del supermercato quando si era presentato alla cassa per pagare. Berti, che era a fare la spesa assieme a tutta la famiglia, aveva spiegato che probabilmente era stato uno dei figlioletti a infilargli il modellino nella tasca a sua insaputa.
Fatto sta che, al termine delle indagini, la procura lo ha citato in giudizio e questa mattina, tramite il suo avvocato, davanti al giudice monocratico Berti ha scelto di chiudere definitivamente questa vicenda giudiziaria patteggiando la pena prima dell'inizio del dibattimento.
L'ex sindaco era accusato di furto aggravato perché, come si legge nel capo di imputazione, aveva prelevato “dagli scaffali del supermercato Panorama una confezione contenente quattro piccole automobili denominate "Nano speed" (avente un valore complessivo di euro 9,90) e asportato una di tali automobili riponendola all'interno della tasca dei pantaloni ed occultando il resto della confezione dietro ad altri prodotti e, successivamente, superando le casse senza pagare l'automobile prelevata”.
Secondo l'accusa formulata dal pm allora titolare dell'indagine, Francesco Sottosanti, ora trasferito a Prato, Berti non era riuscito nel suo intento “a causa dell'intervento del personale addetto al controllo, che lo seguiva senza mai perderlo di vista”.
La procura aveva inoltre contestato all'ex sindaco l'aggravante di aver commesso il reato “con violenza sulle cose”: aprendo e danneggiando la confezione in cui si trovavano le quattro macchinine, "strappando il cartoncino e aprendo il contenitore di plastica". In tal modo, trattandosi di furto aggravato, la procura aveva potuto procedere d'ufficio, senza che la parte offesa avesse sporto denuncia.
Completamente diversa la ricostruzione dell'episodio fatta dall'imputato, che ha scelto di seguire la strada del patteggiamento per chiudere definitivamente una vicenda per lui penosa ma non per ammettere la propria colpevolezza. Un’accusa nata da un equivoco. Berti ha spiegato che probabilmente era stato uno dei suoi figlioletti a infilargli per gioco in tasca l'automobilina senza che lui se ne accorgesse. Un modellino tra l'altro dal valore irrisorio.
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