Il Tirreno

Pistoia

Permessi facili ai cinesi, annullate le condanne

di Massimo Donati
Permessi facili ai cinesi, annullate le condanne

Dovrà essere celebrato nuovamente il processo che vede coinvolto anche l’ex consigliere comunale di Pistoia Pietro Mazzotta

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PISTOIA. Cosa accadrà adesso lo si può soltanto ipotizzare. Sarà la Corte d’appello di Firenze a decidere se rinviare gli atti al gup di Pistoia oppure se trasmetterli direttamente al tribunale di Prato. L’unica cosa certa è che il processo per i permessi facili ai cinesi clandestini dovrà essere celebrato nuovamente. La Corte di cassazione ha infatti annullato le sentenze di condanna nei confronti di tutti gli imputati, tra cui l’ex consigliere comunale di Pistoia Pietro Mazzotta.

Motivo? La suprema corte ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati difensori contro la decisione del gup pistoiese di non prendere in considerazione, in occasione del processo per rito abbreviato, l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dai legali. Il giudice dell’udienza preliminare avrebbe invece dovuto esprimersi sulla questione, in quanto tale obbligo rientra nelle sue competenze, come ribadito nel 2013 in una sentenza a sezioni riunite della Corte di cassazione.

Un vizio che perciò a questo punto ha compromesso tutto l’iter processuale, in quanto un imputato ha il diritto di essere giudicato dal proprio giudice naturale, che, secondo gli avvocati difensori, avrebbe dovuto essere il tribunale di Prato, in quanto la promotrice dell’organizzazione criminale agiva in quella provincia e lì erano stati commessi gran parte dei reati.

I nove imputati erano accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, alla falsificazione di documenti, alla falsità in certificazioni e autorizzazioni, al favoreggiamento della permanenza illecita in Italia di cittadini cinesi. Tutti reati commessi tra il gennaio 2007 e il giugno 2008. Secondo la procura, l'associazione si occupava di istruire e seguire le pratiche per ottenere il rinnovo dei permessi di soggiorno dei cittadini cinesi o il ricongiungimento con i familiari, procurando loro tutto ciò che è previsto dalla legge: dalla residenza fittizia, al rapporto di lavoro subordinato inesistente, all'imprenditore compiacente fittiziamente disposto ad assumerli. Tutto a prezzi che arrivavano fino a 15.000 euro a "cliente".

Il 15 novembre 2011 la Corte d’appello di Firenze ridusse le condanne inflitte a tutti gli imputati dal gup Alessandro Buzzegoli. Lijuan Gu, 47 anni, cinese residente a Prato, nel frattempo deceduta, era ritenuta la promotrice e l'organizzatrice dell’associazione. In primo grado, nel febbraio 2010, fu condannata a 6 anni e 4 mesi. Pietro Mazzotta, 66 anni, difeso dall’avvocato Andrea Mitresi, si era visto ridurre la condanna da 5 anni a 3 anni e 4 mesi; Lisetta Cobianchi, 58 anni, pistoiese, allora dipendente dell'Ufficio anagrafe, da 4 anni e 10 mesi a 3 anni e 4 mesi; Roberto Pastorelli, 61 anni, ex volontario dell’Inas-Cisl di Pistoia, difeso dall’avvocato Fausto Maluccchi, da 4 a 3 anni; Vittorio Rotondo, 65 anni, pratese, pensionato, da 4 anni e 8 mesi a 3 anni e 4 mesi; Domenico Scarpino, 47 anni, di Prato, imprenditore, da 4 anni e 8 mesi a 3 anni e 4 mesi; Claudio Fiaschi, 43 anni, fiorentino, assicuratore, da 4 a 3 anni; Ilaria Rocca, 46 anni, pratese, ex impiegata di una assicurazione, da 3 anni e 8 mesi a 3 anni; Chen Su Miao, 39 anni, cinese residente a Prato, ex impiegata alla Cisl di Firenze, fu condannata a 3 anni.

Promotrice dell’associazione per delinquere era ritenuta, come detto, Lijuan Gu, 47 anni, residente a Prato, nel frattempo deceduta. Proprio per questo, già nella prima udienza davanti al gup di Pistoia Alessandro Buzzegoli, gli avvocati avevano sollevato l’eccezione di incompetenza territoriale: il processo, secondo loro, si doveva celebrare a Prato. Il gup aveva però ritenuto inammissibile tale eccezione, così come, in seguito, la Corte territoriale, ritenendo che il rito abbreviato inibisse tale contestazione.

Interpretazione che la Cassazione giudica sbagliata, definitivamente sconfessata nel 2013 da una sentenza a sezioni unite della stessa corte, come spiegato dagli avvocati Andrea Mitresi e Fausto Malucchi. Così la sentenza di condanna è stata annullata con rinvio a un altra sezione della Corte d’appello di Firenze per la valutazione di tale eccezione. Scontato che i giudici fiorentini ricalcheranno l’interpretazione della suprema corte, dovranno a quel punto restituire gli atti al giudice di primo grado, di Pistoia o di Prato che sia.

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