Il Tirreno

Pistoia

Poliziotto patteggia quattro mesi

di Pietro Barghigiani
Poliziotto patteggia quattro mesi

Per la Procura di Perugia l’ex capo della Mobile Manso «ha rivelato notizie coperte da segreto»

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QUARRATA. Aveva chiesto aiuto alla polizia perché temeva che qualcuno lo volesse ostacolare nel suo lavoro di imprenditore. Solo che le attenzioni del capo degli investigatori alla fine vennero rivolte più alla bella moglie dell'uomo - al punto da raccontarle delle scappatelle del marito che aveva bussato alla sua porta - che alle indagini su cui era stato sollecitato a lavorare. Il poliziotto in rampa di lancio, l'imprenditore in affanno finanziario e la consorte di buona famiglia a un passo dalla crisi matrimoniale. Nell'ordine sono l'allora capo della Digos a Perugia, Lorenzo Manso, 45 anni, di Quarrata, ora primo dirigente al commissariato di Sanremo; l'ex presidente del Pisa Calcio, Leonardo Covarelli; l'ex coniuge dell'allora patron nerazzurro, Vittoria De Megni.

Manso, laureato in giurisprudenza, ha svolto attività investigativa con esperienze sia nel settore del contrasto alla criminalità organizzata che della lotta al terrorismo. Ha diretto la Squadra Mobile di Pistoia per due anni fino al settembre del 2001, quando è stato chiamato a Genova subito dopo i fatti del G8 come vice dirigente della Digos, responsabile della Sezione antiterrorismo della Liguria. Dal2008 al 2011 è stato a capo della Digos alla questura di Perugia e dall’ottobre del 2011 alla Digos di Firenze. Dal luglio 2012 è diventato dirigente del commissariato di Sanremo.

Partendo dalla fine di una storia di tradimenti e approcci amorosi, con tanto di fatti privati apparecchiati in pubblico, la notizia è che Manso ha patteggiato 4 mesi (pena sospesa) per rivelazione di segreto d'ufficio. Non solo. Ha risarcito con un assegno da diverse migliaia di euro Leonardo Covarelli che nella vicenda era la parte offesa. I fatti risalgono alla fine del 2009. Covarelli aveva lasciato da qualche mese la presidenza del Pisa a Luca Pomponi, anche se di fatto continuava a restare nell'orbita nerazzurra. «Mi stanno rovinando, vogliono soldi per farmi lavorare, ti prego indaga» disse a Manso l'imprenditore e presidente del Perugia.

Il capo della Digos aveva messo per sei mesi sotto controllo il telefono di Covarelli che sosteneva di essere minacciato. Solo che la pista delle intimidazioni finì nel nulla. Quello che emerse, però, erano le relazioni extraconiugali del patron perugino. Che il dirigente della polizia si premurò di raccontare alla moglie di Covarelli verso la quale c'era un interesse tutt'altro che istituzionale nel consolarla per le leggerezze amorose del marito. Il risultato fu che il matrimonio si sfasciò e qualche coccio centrò anche Manso, un poliziotto brillante con un passato nell'antiterrorismo a Napoli e in Liguria ed esperienze in prima linea a Palermo, a Firenze e a Pistoia.

L'atto d'accusa della Procura venne scolpito nella richiesta di rinvio a giudizio: «Violava i doveri inerenti alle funzioni rivelando notizie di ufficio coperte dal segreto: in particolare perché, apprese nel corso delle intercettazioni telefoniche disposte per motivi investigativi sulle utenze in uso a Leonardo Covarelli, notizie riguardanti relazioni sentimentali dello stesso con altre donne, ne rivelava l'esistenza e i contenuti alla moglie di Covarelli». Che si ritrovò con la moglie insidiata dal poliziotto a cui chiedeva di intercettare i nemici.

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