Sicurezza
«La parrocchia va avanti grazie ai fedeli»
Villa di Baggio, don Valerio scrive una lettera e “perdona” i fedeli
VILLA DI BAGGIO. “Dio sa trarre il bene anche dal male”. Don Valerio Mazzola tende le mani ai parrocchiani di Villa di Baggio dopo le polemiche delle scorse settimane per quello che molti fedeli hanno chiamato “il tariffario dei sacramenti”: offerte da devolvere alla parrocchia per un battesimo, un matrimonio, un funerale.
«La chiesa vive delle offerte dei cristiani» fu la difesa di don Mazzola, aggiungendo che in tanti gli chiedevano di tempo di stabilire delle tariffe e che questo avrebbe evitato il consueto imbarazzo dopo la cerimonia. Ma molti parrocchiani non hanno gradito, e hanno scritto una lettera alla Diocesi e a Papa Francesco. I motivi di screzio con il parroco, 72 anni, sarebbero dovuti anche all’impossibilità di don Valerio, per motivi di tempo e salute, di fare catechismo ai ragazzi del paese, “dirottati” verso altre parrocchie.
Alcuni giorni fa, poi, sulla porta della chiesa è apparso quel foglio. Don Valerio scusa i suoi parrocchiani. Il terremoto, come lo definisce lui, è passato, e ha preso carta e penna per scrivere una pubblica lettera. «La parrocchia - si legge - non è una bottega per la compravendita di cose spirituali. La parola tariffario è un termine ambiguo e fuorviante:è inteso sempre come listino prezzi. Sarebbe preferibile - aggiunge - la dizione “quadro orientativo delle offerte”, le quali sono soltanto indicative, non obbligatorie. Riassumiamo così: se potete date questo, se volete date di più, se non avete, date nulla».
«Io - prosegue don Mazzola - non ho mai trovato una bottega con queste possibilità. La parrocchia sta in piedi con le offerte dei fedeli, non avendo altri beni. Tanti pensano che le parrocchie siano finanziate dal Vaticano. Non è così. Il Vaticano è un altro Stato e non c’entra nulla. Perché quantificare le offerte? Per due motivi: il primo è per rendere coscienti i fedeli che la parrocchia è loro e da loro va sostenuta, altrimenti è costretta a chiudere. Il secondo è per una questione psicologica: evitare l’imbarazzo che si crea tra l’offerente e il parroco alla domanda “Quanto devo?”. Leggendo sul quadro orientativo esposto in chiesa i fedeli sanno già come regolarsi. Il parroco non trattiene per sè niente».
La lettera del parroco di Villa di Baggio si conclude con un ringraziamento per quanti gli sono stati vicini in questi giorni difficili: «Anche da questo piccolo terremoto qualcosa di buono dovrà uscirne. Siamo chiamati al perdono per quelle poche persone (per ora ignote) che, forse al di là delle loro intenzioni, hanno provocato quanto accaduto».
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