Il Tirreno

Pistoia

Raggi di speranza, l’aiuto agli “invisibili” della città

di Eleonora Ferri
Raggi di speranza, l’aiuto agli “invisibili” della città

La storia dell’associazione di Maria Renzi che ogni giorno offre un pasto caldo davanti alla stazione a tutti coloro che necessitano aiuto, anche senza residenza

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PISTOIA. Sono le 20 di lunedì sera.

Davanti alla stazione ferroviaria si raduna un capannello di persone, di fronte a un furgoncino. Tra queste, c’è Alessandro (lo chiameremo così) che tutte le mattine si alza dal suo letto di cartoni o coperte ammassate. Cammina male perché il vizio del bere lo ha distrutto fisicamente. Vive qui, tra le colonne dei capannoni abbandonati vicino alla stazione. Mesi fa Alessandro ha tentato anche di tornare al suo paese, ma non ha trovato più niente: la sua casa, i suoi parenti, i suoi amici. E ha scelto di tornare qui, a dormire ai bordi della stazione. C’è anche il giovane Carlo (nome di fantasia anche questo) seduto su un muretto. Ha 21anni, la madre lo ha buttato fuori di casa. Problemi con sostanze stupefacenti, e da allora ha iniziato a vivere per strada. Giorgio invece, tutti i giorni apre gli occhi nell’abitacolo della sua auto: ha perso il lavoro e si è separato.

Nomi inventati, ma storie vere. Storie che ci passano accanto tutti i giorni. E che hanno in comune qualcosa, anzi qualcuno. Quel qualcuno è la signora Maria Renzi, e quel qualcosa è l’associazione onlus Raggi di Speranza alla Stazione: un gruppo nato ufficialmente nel 2012, composto da 25 volontari che ogni sera portano da mangiare davanti alla stazione ai senzatetto.

Se passate da piazza dell’Unità intorno alle 19,30 li troverete lì, i volontari. Sono 4 o 5 a sera. Maria arriva e parcheggia il furgoncino. Scarica degli sgabelli per far mettere a sedere quelli che non ce la fanno a stare in piedi. Poi, tutti insieme iniziano a distribuire i pasti: i volontari fanno la spesa, preparano circa 4kg di pasta a sera e 50/60 panini, che vengono dati in un sacchetto “per il giorno dopo”. Le persone che arrivano qui a mangiare un pasto gratis sono circa una quarantina ogni sera, pochi sono clochard. Le storie che più frequentemente si ascoltano in fila davanti al furgone sono invece quelle di Alessandro, Carlo e Giorgio. «Mia mamma mi ha buttato fuori di casa – spiega un giovane – sono andato in comunità una o due volte, adesso dormo dove capita…».

Ma cos’ha di davvero speciale quest’associazione? Prima di tutto il lavoro di Maria e degli altri volontari, che non si ferma mai alla fredda distribuzione del mangiare. A volte portano dei vestiti, lamette e schiuma da barba, coperte, buoni doccia. Ma soprattutto, provano a seguire le persone, a creare rapporti di fiducia e amicizia. Se manca qualcuno dei “senzatetto storici”, Maria li va a cercare. Se hanno bisogno di medicazioni, i volontari li portano dai medici. «Riuscire ad aiutare veramente anche uno solo di loro, è ciò che conta», spiega Daniela Cocchi, pistoiese e volontaria da 2 anni. Non contano i grandi numeri, ma le persone. E poi, questa associazione sembra essere l’unica sul territorio che permette a chi viene classificato dalla società come “invisibile” (senza residenza e senza essere inquadrato nei servizi sociali) di avere invece accesso a un pasto. Maria, negli anni è riuscita anche a recuperare più di un senzatetto. L’associazione riesce ad andare avanti grazie a donazioni private e a qualche evento (come pizzate e cene) per raccogliere fondi. «Il giovedì per ora non ci siamo - spiega Giovanni Renzi, volontario e figlio della fondatrice – ma stiamo reclutando altri volontari».

Sono le 21, e Raggi di speranza in stazione mette in ordine il furgone e se ne va. Per ricominciare il giorno dopo (e quello dopo ancora).

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