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Zefiro, crolla la possibilità della cassa integrazione

Zefiro, crolla la possibilità della cassa integrazione

L’azienda pistoiese di Spazzavento non richiede ausili statali. Da lunedì via alle lettere di licenziamento

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PISTOIA. Niente cassa integrazione. A nulla sono serviti gli incontri in Provincia con i sindacati per trovare un accordo con la direzione dell’azienda Zefiro srl di Spazzavento.

L’azienda che produce pigmenti per la colorazione di materie plastiche, dopo che aveva aperto la procedura di mobilità dichiarando un esubero per 7 dipendenti, ha ribadito anche ieri in tarda mattinata la ferma volontà di licenziare un quarto del totale dei dipendenti (che sono 28, ndr), non considerando assolutamente l’ipotesi di utilizzare strumenti alternativi al licenziamento quali i contratti di solidarietà o la cassa integrazione. Così a partire da lunedì potrebbero già partire le prime lettere di licenziamento, anche se per procedura l’azienda ha 120 giorni di tempo.

«In tanti anni di carriera è la prima volta che mi capita una situazione del genere – afferma Michele Gargini, Filctem Cgil – Nonostante i numerosi tentativi l’azienda è rimasta ferma sulle sue posizioni considerando inutilizzabili strumenti alternativi e preferendo alla possibilità di concedere un anno di cassa integrazione ai suoi dipendenti il licenziamento». Parole dure che lasciano trapelare stupore e delusione: «Sinceramente nessuno di noi sindacalisti si aspettava che sarebbe finita così. L’azienda ha continuato a sostenere che non ci fossero i requisiti necessari all’ausilio, nonostante i tecnici della Provincia e noi sindacati dimostrassimo il contrario. Davanti al muro messo dalla direzione non abbiamo potuto far altro che siglare il mancato accordo».

Alla base delle motivazioni dell’azienda una forte necessità di riorganizzazione visto anche il calo di produzione e di fatturato. Calo che però, sottolineano i sindacati «sarebbe anche potuto essere una crisi momentanea e l’accesso all’ausilio statale avrebbe potuto dare un po’ di respiro a dipendenti e azienda consentendo nel lungo termine forse anche il recupero dei posti di lavoro». «È questo quello che fa più rabbia – dice Gargini – Licenziare in un momento come questo 7 persone di circa 40 anni vuol dire quasi condannarle a una ricerca del lavoro infinita».

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