Sicurezza
Per un’ora sequestrati dai banditi in villa
Rapina nella casa del consigliere comunale quarratino Flavio Berini e della moglie. Si cercano quattro uomini
QUARRATA. «Ti sparo» gli ha urlato il rapinatore puntandogli la pistola dritta sul volto. Lui, sotto la minaccia dell’arma, è riuscito a dire «che spari oh, sei matto. Vi dò tutto quello che volete ma non fate male a mia moglie».
Poi è scattato il sequestro, durato per un’ora. È stato un risveglio da incubo quello di venerdì notte per Flavio Berini, consigliere comunale di Quarrata. Quattro rapinatori armati hanno fatto irruzione nella sua villa di via Statale, a Casini. Uno dei criminali ha svegliato il consigliere di Forza Italia che, ancora nel sonno e senza rendersi bene conto di cosa stesse accadendo, lo ha afferrato per la gola. A quel punto il rapinatore ha minacciato di sparargli.
«Mia moglie – racconta Berini – urlava. Le hanno detto di stare zitta. Siamo rimasti fermi, seduti sul letto della nostra camera per un’ora buona, sempre sotto tiro. Intanto loro hanno buttato all’aria tutto. A un certo punto gli ho aperto anche la piccola cassaforte di casa. Ci hanno portato via i gioielli e gli orologi che ho regalato a mia moglie in quarant’anni, e quelli che lei aveva fatto a me. Hanno rubato ogni cosa, anche i soldi che avevamo in tasca».
Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, all’interno dell’abitazione oltre a Berini e alla moglie Dea Mantellassi, ex titolare dell’azienda quarratina di biancheria per la casa “Dea”, c’erano anche un ospite, che era in zona in quanto rappresentante aziendale, e il figlio della coppia. I rapinatori sono entrati dalla portafinestra della cucina, che si affaccia sul retro della villa. Hanno fatto un piccolo foro nel legno e attraverso quello sono riusciti a girare la maniglia dall’interno. L’allarme non era stato inserito. La prima a svegliarsi è stata Dea Mantellassi, 73 anni come il marito. «Ricky (il piccolo yorkshire di famiglia, ndr) ha cominciato ad abbaiare, allora mia moglie – racconta Berini – si è alzata ed è andata verso l’ingresso. Se li è trovati davanti, accecata dalle pile che tenevano in bocca per farsi luce. La casa, infatti, era completamente al buoi. Uno di loro le ha puntato la pistola e l’ha riportata verso la stanza da letto».
Quando Dea Mantellassi si è alzata per controllare cosa stesse accadendo, Berini era ancora a letto. Stava dormendo. Uno dei rapinatori lo ha svegliato ed è stato a quel punto, nel dormiveglia, che il consigliere ha reagito gettando le mani al collo al criminale. Lui gliele ha tolte forzandogli i polsi e poi lo ha minacciato. «Ti sparo, mi ha detto lui» ricorda il consigliere. «Ai rapinatori – continua Berini – ho anche detto di non fare male al cane, e loro mi hanno risposto “noi i cani non si ammazzano”».
I 4 della banda erano parzialmente coperti sul volto coi cappucci delle felpe che indossavano ma sembravano di giovane età. Almeno due di loro avevano una pistola stretta tra le mani. Parlavano italiano ma con accento straniero, sembra dell’est Europa. «Ci hanno fatto sedere sul letto della camera matrimoniale e – continua Berini – uno di loro è rimasto a sorvegliarci per tutto il tempo con una pistola puntata verso di noi. «Leva codesta pistola, non me la far vedere» gli ho anche detto. Per tutto il tempo siamo stati lì fermi. Quando se ne sono andati erano le 4. Ci hanno chiuso a chiave dentro la stanza. Noi siamo usciti passando dalla portafinestra di camera e abbiamo subito chiamato i carabinieri».
L’ammontare della refurtiva resta ancora da stabilire con esattezza, ma è sicuramente ingente. Tra gioielli, orologi e contanti sono stati portati via diverse decine di migliaia di euro. Berini mostra i polsi senza nemmeno un quadrante. «È rimasto solo un piccolo orologino a mia moglie. Si sono presi tutto. Non saprei dire nemmeno io, in questo momento, quanto ci hanno portato via. Ci hanno lasciati con due euro in tasca. Ho cercato il più possibile di stare calmo e anche a loro ho detto di star calmi. Quel che volete vi si dà, ho ripetuto».
Non è ancora chiaro da dove siano fuggiti i rapinatori. La rete di delimitazione nel retro della proprietà, che si affaccia su alcuni campi, non è stata tagliata ma la banda potrebbe essere comunque passata da lì, approfittando del buio di quella zona. L’altra via di fuga possibile è quella principale, attraverso via Statale: dove si affaccia il cancello d’entrata per arrivare all’abitazione di Berini e allo spaccio aziendale Dea, che si trova al pian terreno dello stesso edificio in cui è avvenuta la rapina. «Non mi ricordo nemmeno – dice il consigliere – se quel cancello fosse aperto o chiuso».
La villa non era mai entrata nemmeno nel mirino dei ladri. L’unico furto che ricorda il consigliere è quello negli anni Settanta, quando rubarono nei locali occupati dall’azienda della moglie. Sul caso stanno indagando i carabinieri della stazione locale di Quarrata e della Compagnia di Pistoia diretta dal capitano Luca Stegagnini.
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