Gioco
Lo sfogo di Banchelli «Situazione incredibile»
Il proprietario dello storico panificio di Masiano racconta il crollo della ditta «Gli operai hanno ragione, devono riscuotere, ma qui non c’è più un soldo»
PISTOIA. «Vivere tutto questo è da suicidio. Dopo quarant’anni di sacrifici e di crescita perché in 4 anni dovrei mai voler perdere ogni cosa, compresa la mia casa? Ho investito tutto nell’azienda. Ho tentato di salvarla fino alla fine».
Fausto Banchelli, 66 anni, titolare insieme al fratello Marco dello storico panificio Banchelli di Masiano, nei giorni scorsi ha chiuso la sua attività, «ma – dice l’imprenditore – prima di arrivare alla chiusura ho tentato di tutto». La procedura di fallimento per il panificio è già in corso. «Siamo preparando tutti i documenti da portare in tribunale. Per salvarci – continua Banchelli - dovrei saldare ogni debito entro poche settimane: una cosa impossibile. I miei operai hanno ragione, hanno da riscuotere, ma qui non c’è più un soldo».
Secondo un gruppo di ex dipendenti, i titolari avrebbero gestito in modo sbagliato la società. Alcuni di loro mercoledì mattina hanno presidiato i cancelli aziendali. La protesta è sfociata in una rissa verbale a più riprese con Marco Banchelli. Anche Giorgio Bernini, della Cisl, nell’assemblea organizzata da Cgil e Cisl giovedì pomeriggio, ha spiegato che «i problemi sono stati nella gestione dell’azienda».
Fausto Banchelli però, non vuole tornare sulle polemiche degli scorsi giorni. «Ho cominciato a lavorare qui quando avevo 15 anni. Fino al 2009 – spiega – le cose andavano bene. Facevamo 60 quintali di pane al giorno e tutti i nostri 39 dipendenti riscuotevano regolarmente. Poi il fatturato è cominciato a calare. Siamo passati dai 350,400mila euro al mese di 4 anni fa, ai 98mila dello scorso maggio. Il calo è stato costante. Proprio per risollevarci, abbiamo deciso di puntare sul secco, ad esempio sulle schiacchiate. Insomma, abbiamo deciso di lasciar fuori il pane, che fino al 2009 ha rappresentato la nostra maggior produzione. Negli ultimi anni però la grande distribuzione ha cominciato a produrre internamente, quindi abbiamo perso diverso lavoro. Per puntare sul secco e ottenere dei risultati ci sarebbe voluto del tempo: tempo che noi non abbiamo».
Gli operai non ricevono lo stipendio dallo scorso ottobre e il fallimento per loro, a questo punto, rappresenta l’unico modo per ottenere qualcosa. «Abbiamo chiesto un mutuo in banca da 250mila euro per saldare tutti i conti aperti. Ma poi – spiega Banchelli - sono arrivate delle ingiunzioni di pagamento da parte di alcuni operai, pochissimi in realtà, e la banca ha “alzato le penne” chiedendo ulteriori garanzie che noi non potevamo dare. In passato ho ipotecato la mia casa e i capannoni proprio per investire nell’azienda. Ho tentato di tutto. Quello che sto passando adesso – ripete Fausto - è da suicidio».
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