Gioco
«Grazie a tutti, ora ho un’altra vita»
Un anno fa Cristofaro era un clochard, per poco non morì di fame e sete
PISTOIA. Per sei giorni si erano perse le sue tracce, all’interno di una palazzina fatiscente dell’area ex Breda. Poi grazie all’amico Corsino Corsini, venne miracolosamente ritrovato e salvato. Da un anno a questa parte la vita di Cristofaro Migliaccio è cambiata, virando decisamente verso il sereno. 67 anni, di origine napoletana, fino al giugno 2013 Cristofaro era uno dei tanti clochard che vivono in città. La sua casa era diventata, negli anni, uno degli stabilimenti abbandonati dell’ex Breda ma, in porta Lucchese, oramai lo conoscevano tutti. Compreso Corsino Corsini, storico barista e supertifoso dela Pistoiese, nonché appassionato della Giostra dell’Orso.Non vedendolo da oltre una settimana, decise di cercarlo: lo trovò steso per terra, con un femore rotto ed oramai vicino ad arrendersi, da 6 giorni non mangiava e non beveva. Era caduto e non riusciva più a muoversi.
Dopo il suo ritrovamento, la storia di Cristofaro è diventata di dominio pubblico grazie anche all’interessamento del Tirreno. Prima operato all’ospedale, poi cinque mesi di riabilitazione presso il centro “Turati” di Gavinana e adesso la permanenza presso la Foresteria del seminario in via Puccini.
«È stato un periodo molto duro – racconta Critofaro Migliaccio – soprattutto nei primi mesi quando dovevo fare riabilitazione e non ero completamente autosufficiente. Ho trovato tante persone che mi hanno aiutato, a partire da Corsino. Adesso sto meglio nonostante dopo l’intervento mi sia venuta anche la sciatalgia che ha rallentato ancora di più il recupero. Sono ospite, ovviamente a pagamento, della Foresteria e la mia vita adesso è decisamente cambiata». Già, perché prima dell’incidente Migliaccio era davvero un “invisibile”: sconosciuto all’anagrafe sia di Pistoia che di Napoli, pochi euro in tasca necessari al massimo per mangiarsi un panino. Adesso, invece, lo si può vedere camminare con la sua stampella per il centro storico, ha finalmente un documento in tasca ed è riuscito ad avere anche una pensione sociale .
«Vorrei ringraziare tutti quelli che si sono adoperati per me – conclude Migliaccio – da chi mi ha salvato quel giorno alla Caritas visto che a pranzo ed a cena vado lì a mangiare e mi hanno trovato anche un posto per dormire fino all’assessore Nuti e gli assistenti sociali. E poi chi lavora al centro “Turati”, in particolar modo la signora Lucia Angeli: se ho dei vestiti addosso il merito è suo. Infine, Corsino Corsini che mi è sempre stato vicino ». (s.m.)
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