Sicurezza
Sfiorata la rissa al panificio Banchelli
I dipendenti licenziati hanno ritirato le buste paga vuote e c’è stato un duro faccia a faccia con i titolari
PISTOIA. Istanza di fallimento per lo storico panificio Banchelli di Masiano. A chiederla sono gli operai dell’azienda che in questi giorni stanno ricevendo le lettere di licenziamento per la chiusura dell’attività di Marco e Fausto Banchelli. Ieri un gruppetto di 10 dipendenti, sui 33 totali licenziati, sono andati dall’avvocato Valentina Rossi per dare il via alla pratica. Ieri lo stesso gruppo ha presidiato il panificio in segno di protesta. Da sette mesi non vedono lo stipendio. Uno per uno sono entrati in azienda per ritirare le buste vuote che serviranno per l’istanza di fallimento. Un conteggio che in realtà non torna, dicono gli operai. «Abbiamo portato dal consulente del lavoro anche le buste paga degli ultimi 5 anni e – spiega Patrizia Pagni, 17 anni di lavoro al Banchelli – mancherebbero diversi soldi». A suo marito Vincenzo Guerrini, dipendente come lei nel panificio da quasi vent’anni, non tornerebbero i conti per diverse decine di migliaia di euro. «Nell’istanza fallimentare – continua Patrizia – metteremo anche questi soldi che ci spettano». Una vera e propria guerra quella che si sta consumando tra i Banchelli e un gruppo dei loro storici dipendenti. Da una parte gli operai che gridano «vergogna». Dall’altra Marco Banchelli e il figlio Michele, operaio, che ieri mattina sono usciti dai cancelli aziendali per far sentire le loro ragioni. Il confronto è finito con una rissa verbale a più riprese. «Vi dovete vergognare perché avete preso i soldi agli operai» urla Vincenzo Guerrini al suo ex titolare. Dopo quasi vent’anni nel panificio pistoiese, spiega che davanti a un inverno e a una primavera senza stipendio ha dovuto vendersi la macchina per pagare il dentista a sua figlia e per darle da mangiare. «Informati prima di parlare – gli risponde il figlio del titolare – S’è chiuso perché ci sono delle persone che hanno voluto che andasse in questo modo». Ma gli operai licenziati che stamani erano fuori dal panificio non credono più a mezze parole. «I soldi ci sono – dice Guerrini – hanno sempre usato la politica di pagare i fornitori a discapito dei dipendenti e così hanno fatto decadere tutto». Mauro Banchelli invece attacca i sindacati, Cgil e Cisl. «Tre o quattro anni fa – spiega – quando le cose sono cominciate ad andare male avevamo la necessità di ridurre il personale della metà: da 40 a 20 operai. Abbiamo avuto 300mila euro di mancati incassi e la banca nel momento del bisogno ha chiuso i rubinetti. Non c’è stato verso però di ridimensionare l’azienda per colpa dei sindacati, che hanno voluto la cassa integrazione e tutto il resto. Ed ecco dove siamo finiti: costretti a chiudere. Anche una parte di operai non appena eravamo in difficoltà ha fatto di tutto per farci chiudere. Stiamo soffrendo. Se avessimo davvero avuto i soldi non saremmo arrivati a questo punto». Oltre agli stipendi non pagati, gli ex del panificio sono ovviamente in attesa del tfr. E poi, spiega Girolama Aiello, «manca la malattia non versata da parte della ditta» e, continua Francesca Datignana, altra storica dipendente licenziata, i «congedi straordinari familiari da finire di pagare».
Purtroppo sembra una guerra senza fine, sfociata nella quasi rissa di ieri mattina e chissà cosa c’è nel futuro.
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