Il Tirreno

Pistoia

«Qualcuno rilevi il marchio Banchelli»

di Ludovica Monarca
«Qualcuno rilevi il marchio Banchelli»

Pistoia: lo storico panificio chiuderà a fine mese. Trentatré i dipendenti licenziati: «Abbiamo più di 40 anni, aiutateci»

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PISTOIA. «Siamo amareggiati, tristi e delusi. Non abbiamo più un futuro». Il panificio Banchelli chiude e finisce così, con la rabbia dei dipendenti e con le lettere di licenziamento già pronte a partire (le prime arriveranno lunedì 23), una vicenda che negli scorsi mesi aveva impegnato sindacati e Provincia nel tentativo di salvare una delle aziende storiche del territorio.

Una vicenda lunga e complicata in cui, nei mesi passati, anche Comune e Provincia erano scesi in campo per provare a salvare il salvabile. «Ma così non è stato e venerdì non abbiamo potuto far altro che dare seguire alla decisione dell’azienda di cessare l’attivittà – dicono Fabio Capponi, segretario provinciale Flai Cgil, e Giorgio Bernini, segretario provinciale Fai Cisl – È un dolore immenso perché a pagare ci sono 39 famiglie che hanno fatto il possibile per cercare di trovare una soluzione con l’azienda anche assicurando la propria prestazione pure non venendo pagati da tempo».

Dei 39 dipendenti dello storico panificio di Masiano, una parte non riscuote la cassa integrazione ordinaria da ottobre, un’altra parte da gennaio. L’azienda ha dato solo anticipi sullo stipendio e non ha corrisposto sinora quanto dovuto ai sei lavoratori che si sono dimessi per giusta causa a fine aprile. «Né Tfr né arretrati», dicono Girolama Aiello, Francesca Dintignana e Patrizia Pagni. E ora arriva il licenziamento.

«L’età media dei dipendenti si aggira intorno ai 45 anni – spiega Capponi, segretario provinciale Flai Cgil – Solo 3 di loro riusciranno ad arrivare alla pensione grazie alla mobilità. Questa chiusura porta sul territorio pistoiese l’ennesima ferita». Un ferita che spalanca un futuro difficile per i lavoratori dello storico panifico che insieme ai sindacati durante la prossima settimana chiederanno un incontro in Provincia: «Sia per tenerli aggiornati sulla situazione – spiega Bernini – sia per cercare di trovare possibilità. Certo, se qualcuno si facesse avanti per rilevare il marchio mantenendo i dipendenti sarebbe davvero, nella tragedia, una bella notizia perché ridarebbe speranza a 33 famiglie».

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(Nella foto la manifestazione di protesta dell'aprile scorso)

Rimane, intanto, la rabbia e il dolore dei dipendenti. «Se Banchelli ci avesse ascoltato prima tutto questo non sarebbe successo. Eppure noi gli siamo andati incontro in tutti i modi possibili...», afferma Patrizi Pagni. A cui fa eco Girolama Aiello, 38 anni, una vita passata in Banchelli: «Ho rassegnato le dimissione ad aprile – dice – ma in quell’azienda ho messo cuore e anima per 17 anni. Sono cresciuta lì dentro e provo un dolore immenso. Fino a sei anni fa era una gioia andare a lavoro, poi il baratro. Banchelli deve ai dipendenti molti soldi (450mila tra mensilità arretrate, Tfr, ed ingiunzioni di pagamento della Direzione provinciale del lavoro, ndr) ma soprattutto deve essere anche consapevole di averli condannati a un futuro di incertezze e difficoltà che nessuno al mondo si merita. Mia madre, a causa dei mancati pagamenti è sotto sfratto, ma è tristemente solo una delle difficili situazioni che si sono venute a creare in azienda. Adesso ci sono 39 famiglie senza lavoro. Qualcuno deve fare qualcosa».

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(Nella foto il titolare dello storico panificio, Fausto Banchelli)

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